Un corpo per tutti. Un testimone.
- Alice Molari
- 11 minuti fa
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“Bisogna strapparsi dalla propria casa, al calcolo sicuro sul domani o sul dopodomani, e prendere il volo per sé, per un’esigenza interiore, ma non come un uccello, perché gli uccelli seguono le vecchie vie; volar via come solo un uomo che lavora, che conosce il ritmo delle possibilità” – Viktor Šklovskij
La casa del corpo, di Sonia Bergamasco

Un corpo per tutti, biografia del mestiere di attrice di Sonia Bergamasco è un’autobiografia dai tratti delicati e visionari in cui, attraverso le riflessioni sul suo corpo in quanto donna e attrice, dà voce alle sue esigenze ed emozioni fino al raggiungimento della costruzione di ogni personaggio, per il teatro e il cinema.
Nonostante sia approdata nel mondo del cinema con un lungometraggio a episodi dal titolo Miracoli - Storie per corti (Silvio Soldini, 1994), la recitazione su un palcoscenico in cui ogni replica non è mai uguale e carica di emozione rimane il punto fisso all’interno del suo libro. Ciò che traspare è la potenza della continua costruzione e distruzione di un linguaggio, di una consapevolezza dello spazio occupato sotto gli occhi di tutti. Un luogo che accoglie le differenti voci e i loro più intrinseci significati.
Diviso in tre parti – Farsi corpo, Un corpo per tutti e Corpo di donna –, il libro di Bergamasco pone al centro la questione del corpo nelle sue forme più complete: esso richiama una casa, un luogo sul quale ciò che siamo e il nostro lavoro si inscrivono nelle sue pareti, nei suoi piccoli gesti e nelle sue più semplici espressioni.
L’attrice inizia a raccontarsi da Lo specchio, che rappresenta il guardarsi attraverso i propri occhi. Esso diventa l’apertura alle differenti fasi che affronterà nel suo percorso, occupando un ruolo centrale nella sua crescita, descrivendo così l’inizio da cui parte la sua analisi:
“Quando ero bambina passavo molto tempo da sola davanti a uno specchio. Mi cercavo, occhi negli occhi di quel piccolo corpo sconosciuto […]. Lo specchio era grande, incorniciato da un legno scuro, ed era appoggiato alla parete dietro la porta della camera da letto dei miei genitori. Accennavo movimenti di danza, un modo per farmi spazio attorno, e dare vita a un ritratto. Una specie di ipnosi. Era comunque un’altra, quella lì: sconosciuta. Dovevo ammaestrarla.”
In un corpo al tempo sconosciuto anche tra gli sguardi dei coetanei, comincia un percorso sulla ricerca di cosa le permette di esprimersi, mentre scopre sé stessa nella poesia e nello studio del pianoforte con una certa malinconia e in cui secondo lo scrittore e musicista Alberto Savinio, laddove la tristezza esclude il pensiero, la malinconia se ne alimenta.
Il dolore della perdita del padre diventa uno dei momenti cardine del cambiamento della vita di Sonia Bergamasco: una consapevolezza prende il sopravvento, e lei decide di iscriversi alla Scuola del Piccolo Teatro a Milano, dove tutto ha inizio.
“Ho rivisto poco tempo fa la registrazione del mio provino finale alla Scuola del Piccolo Teatro. C’era una ragazza (a me, oggi) sconosciuta, con una chioma di ricci biondi lunghi fino ai fianchi, (per me, oggi) piuttosto inascoltabile. Adesso so che Giorgio Strehler e la commissione di attori e registi presenti al provino avevano intravisto già allora, in quella ragazza, una luce – la cosiddetta presenza scenica –, e so anche che i miei studi musicali avevano contato qualcosa in quel riconoscimento. […] Ecco, io allora solfeggiai la mia parte”.

Il lavoro consiste nel trovare e riconoscere una lingua parlata come propria, quotidiana, e una voce, per darle corpo. Parte da qui la consapevolezza di quanto la musica e la recitazione pervadono l’esistenza incatenandosi tra loro, “suonando” anche nei momenti di silenzio del corpo.
Cap. VII. Essere Amati - Metamorfosi
Tra le differenti tematiche che l’attrice tratta nel suo libro, l’elemento della metamorfosi lega le tappe della crescita scenica e umana di Sonia Bergamasco. La riflessione su questa tematica ha come punto di partenza la figura dello specchio, che si ritrova a più riprese nei numerosi capitoli, ma qui con più precisione: un invito, in cui le viene chiesto di ideare una serata speciale legata ad una delle figure della Metamorfosi di Ovidio. Dove la forma corporea non è un limite chiuso, ma un territorio di transito tra l’umano, il divino e la natura, l’attrice rintraccia il nesso logico per interpretare la ricerca della natura autentica dell’Eros.
L’archetipo di Narciso diventa metafora per rappresentare una società odierna in costante evoluzione: dall’ossessione per la continua rappresentazione del sé, all'iper esposizione digitale, che esclude la pluralità degli sguardi e la profondità del pensiero. Nel capitolo dedicato all’Essere Amati, Bergamasco sviluppa una critica sull’impatto della tecnologia e di come essa modifichi anche le rotte della costruzione di uno spazio fisico e simbolico nel teatro stesso.
“Il corpo dell’interpete è un corpo erotico, e l’eros, in scena, è in un equilibrio delicato. L’eros espresso dal corpo dell’interprete è un veicolo, un’energia potente e conturbante ma addestrata: un mezzo. Non è un fine a se stesso. Il rischio, altrimenti, è una forma di sterilità espressiva, e generalizzata, che può essere letale, in ambito artistico.”
Martha in Chi ha paura di Virginia Woolf, di Edward Albee Resurrexit Cassandra La principessa di Lampedusa, spettacolo teatrale diretto, ideato e interpretato da Sonia Bergamasco L'Uomo Seme, regia di Sonia Bergamasco
La sacralità della presenza scenica rischia di perdersi e, dunque, l’uomo deve continuare la sua ricerca verso l’Eros.
Chi è Eros nell’antichità se non un messaggero, un ponte tra il visibile e l’invisibile? Nel Simposio di Platone, nelle parole di Aristofane, l’essere umano un tempo era maschile e femminile, donna e uomo allo stesso tempo, uniti in un solo corpo. Eppure, per riscatto della sua potenza, gli dei lo puniscono dividendolo a metà. Il ritorno ad un corpo sessuale fluido e mutevole, il gesto erotico come tensione a ricongiungersi all’intero: ecco, il cuore pulsante del nostro Eros.
Cap. XVIII. Le ragioni del corpo
Nel libro, i differenti capitoli portano i nomi di azioni pratiche descritte attraverso un linguaggio ricco di metafore, quali Giocare la vita, I limiti come trampolino, Per risata sola, Balbuzie e altre magie, La forma lettura, Nutrimenti, e tante altre. In questo modo, Sonia Bergamasco decide di dare al libro non solo una direzione poetica, ma anche educativa, portando le sue esperienze e riflessioni personali alla portata di tutti e creando un universo collettivo che ritroveremo più avanti nel corso del racconto. La strada diviene così un filo rosso che collega la sua infanzia a momenti di crescita su un palco, sino ad arrivare alla sua dedizione all’insegnamento, tracciando un climax che si conclude con una sorta di dialogo poetico delle sue conoscenze per i posteri tra lei e la continua ricerca di Eleonora Duse, la sua ispirazione.
Tra i capitoli, l’attrice inserisce piccole frasi come a rispecchiare il suo modo interiore di sentire e percepire lei stessa e ciò che la circonda.
“In realtà, l’improvvisazione dovrebbe essere permanente, anche quando la “gabbia” si è stretta attorno a noi […]. La libertà che possiamo esprimere è un soffio. È il respiro vitale tra le maglie della rete. […] In quella scelta c’è anche la possibilità di dimenticare – direi la libertà di dimenticare –, o di ricordare solo ciò che più ti ha toccato. […] È questa l’intimità per me.”

Sonia Bergamasco, in Un corpo per tutti, mostra i suoi segreti e le sue fatiche sotto una luce di comprensione del proprio corpo e attraverso uno sguardo del tutto femminile.
Attraverso questa grande mappa di segni, Un corpo per tutti, biografia del mestiere di attrice rappresenta molto di più di una semplice autobiografia artistica: un atto d’amore che si fa materia viva a disposizione dell’altro. Sonia Bergamasco ci consegna così una lezione profonda, in cui fare teatro non è esibirsi nel suo semplice atto, ma sapersi spogliare in un corpo che appartiene autenticamente a tutti.
“C’è chi comincia a farsi largo da subito con determinazione, alla ricerca del successo, e ha una buona dose di fiducia nelle proprie capacità. E poi ci sono tutti gli altri. Io ero fra questi.”
a.m.




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