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La rivoluzione modernista del tempo nei ‘romanzi’ di Virginia Woolf

“Ho l’idea di inventare un nuovo nome per i miei libri che sostituisca ‘romanzo’. Un nuovo — di Virginia Woolf. Ma cosa? Elegia?”

– Virginia Woolf, I diari di Virginia Woolf


Virginia Woolf scrive nella prima metà del Novecento, periodo di grande rinnovamento letterario. In particolare la si associa al Modernismo, movimento artistico e filosofico caratterizzato dalla rottura con le forme canoniche. 


“Se lo scrittore fosse una persona libera e non uno schiavo, se potesse scrivere ciò che sceglie e non ciò che deve, se potesse basare il suo lavoro sul proprio sentimento e non sulle convenzioni, non ci sarebbe nessuna trama, nessuna commedia, nessuna tragedia, nessun interesse amoroso o catastrofe nello stile accettato.”

– Virginia Woolf, “Modern Fiction”


La sua intera produzione letteraria è un tentativo di esprimere a parole l’esperienza soggettiva dell’essere umano che si muove attraverso il tempo e lo spazio. Nei suoi nove ‘romanzi’ la scrittrice esplora diversi aspetti temporali: dalla biografia alla storiografia, dal tempo individuale a quello collettivo, dalla distorsione della percezione umana alla puntualità della natura. 


L’approccio modernista e le prime sperimentazioni: da La crociera a La stanza di Jacob

Salvador Dalì, La persistenza della memoria (1931)
Salvador Dalì, La persistenza della memoria (1931)

Lo studioso Randall Stevenson sostiene che “la scrittura modernista cambiò radicalmente nella struttura e nello stile perché il mondo che descrive cambiò radicalmente”. Il passaggio dall’800 al 900 è segnato dalla perdita di certezze, dalla caduta di visioni unilaterali e assolute e dall’esplorazione di prospettive diverse, in ogni campo: lo vediamo con Nietzsche, con le teorie di Freud sull’inconscio, con l'avvento del cubismo, con la scoperta della geometria non euclidea e la teoria della relatività di Einstein. Il filosofo francese Henri Bergson, appoggiandosi agli studi di Einstein, soggettivizza il tempo attraverso il concetto di durée: un tempo vissuto, qualitativo, in cui la coscienza partecipa al mutamento. Tra gli esponenti in ambito letterario troviamo James Joyce, con Ulisse e Ritratto dell’artista da giovane, e Marcel Proust con Alla ricerca del tempo perduto


Virginia Woolf si inserisce in questo contesto, pubblicando il suo primo romanzo, La crociera, nel 1915. In quest’ultimo e in Notte e giorno (1919) la scrittrice non si discosta in modo significativo dall’utilizzo tradizionale del tempo, seguendo la sequenza cronologica degli eventi: quella che definisce “la profonda e irragionevole legge del tempo lineare”. (Virginia Woolf, La crociera)


È in La stanza di Jacob (1922) che emergono le prime sperimentazioni: per Woolf, infatti, gli anni Venti si aprono con la promessa di grandi innovazioni letterarie. Nel gennaio del 1920 la scrittrice annota sul suo diario l’idea per un nuovo romanzo, diverso dai precedenti. Esso doveva avere una nuova forma, doveva includere tutto, tutto. Woolf si allontana dal romanzo tradizionale, ponendo le basi per una nuova tecnica che le permettesse di esprimere a pieno il flusso della vita e del pensiero. A partire da La stanza di Jacob, i suoi romanzi non avranno più una trama lineare, i rapporti di causalità tra gli eventi si indeboliscono ed emerge al loro posto una catena di pensieri, immagini e sensazioni. Il romanzo dipinge il ritratto del giovane Jacob in maniera impressionistica, attraverso i ricordi frammentati di altri personaggi, e per la prima volta emerge la tensione tra quelli che definirà, in Orlando, il tempo dell’orologio e il tempo della mente. Non vi è una vera e propria trama, la storia procede per episodi vagamente collegati. Woolf basa il suo concetto di tempo sull’esperienza umana, creando una struttura sostenuta da legami psicologici: pensieri, ricordi, immagini, impressioni, sensazioni. La mente si muove quindi tra passato, presente e futuro per associazione di idee, e così la narrazione. 


Il flusso di coscienza e i momenti d’essere: da La signora Dalloway a Orlando

Il romanzo successivo, La signora Dalloway (1925) esalta l’elemento del tempo come percezione soggettiva, rendendolo uno dei temi principali del libro. Il presente della narrazione coincide infatti con un unico giorno di giugno ma gli eventi narrati coprono un lasso di tempo molto più ampio, seguendo il flusso dei pensieri dei vari personaggi. È proprio Le ore il titolo originale del romanzo: il nuovo progetto della scrittrice porta il tempo al centro della narrazione, con la doppia funzione di scandirne il ritmo e di suscitare delle riflessioni sulla fugacità della vita. In La signora Dalloway Woolf costruisce una doppia temporalità, sovrapponendo il passare del tempo condiviso alla coscienza dei personaggi che si muove liberamente. 



Edizione inglese di Momenti d'essere, raccolta di scritti autobiografici di Woolf (1976)
Edizione inglese di Momenti d'essere, raccolta di scritti autobiografici di Woolf (1976)

Nel saggio autobiografico A Sketch of the Past (postumo, 1976), Woolf parla di quelli che definisce “momenti d’essere”, momenti eccezionali di sentimento, di riflessione. I momenti d’essere sono rari e immersi in un mare di momenti di non-essere, le attività quotidiane a cui non prestiamo particolare attenzione; somigliano alle epifanie proustiane in quanto istanti di rivelazione spesso innescati da stimoli sensoriali, anche se non necessariamente legati al passato. Come le epifanie, i momenti d’essere rallentano la narrazione per amplificare un attimo di profonda comprensione delle verità della vita. 


Al faro (1927) prosegue l’esplorazione delle varie configurazioni del tempo, attraverso un romanzo composto da tre sezioni: la prima e l’ultima dedicate a delle singole giornate, con una narrazione profondamente introspettiva e dettagliata, separate da una seconda parte che abbraccia svariati anni e dipinge lo scorrere del tempo come una forza esterna e imparziale. Questo squilibrio è la tesi del romanzo: Woolf afferma che il tempo vissuto dall'interno della coscienza ha una densità incomparabilmente maggiore al tempo cronologico, storico, “oggettivo”. Al faro è la massima espressione di ciò che la scrittrice teorizzò quasi un decennio prima: “Non diamo per scontato che la vita esista più pienamente in ciò che è comunemente considerato grande rispetto a ciò che è comunemente considerato piccolo”. (Virginia Woolf, “Modern Fiction”)


“La vita non è una serie di lampioni disposti simmetricamente; la vita è un alone luminoso, un involucro semitrasparente che ci racchiude dall’alba della coscienza fino alla fine.”

– Virginia Woolf, “Modern Fiction”


Virginia Woolf

L’autrice esplicita la sua visione del tempo: non si tratta di una linea retta, ma di un’aura che avvolge l’individuo, e sono proprio gli scrittori e le scrittrici che hanno il compito di trasmettere la realtà dello spirito. Nasce da questa volontà la tecnica modernista dello stream of consciousness, il flusso di coscienza.


In Orlando (1928) Woolf amplia i suoi orizzonti, concentrando in un unico testo diversi secoli di vita del/la protagonista, parallelamente a una storia della letteratura inglese che spazia dall’età elisabettiana al primo Novecento. Il libro rappresenta per Woolf la possibilità di esplorare i confini della scrittura storico-biografica in una cornice parodica, mettendo in discussione le convenzioni dei due generi. Si tratta di un romanzo leggero, dalla trama fantastica e elaborata, ma nonostante il tono scherzoso dell’opera – forse proprio grazie alla libertà che esso le concede – la scrittrice riesce a veicolare tante delle sue idee riguardo l'interconnessione tra lo scorrere del tempo, la percezione che l’essere umano ha di esso, la natura della memoria e il ruolo di quest'ultima nella formazione dell’identità personale.


“Il Tempo, sfortunatamente, nonostante faccia fiorire e svanire animali e vegetali con incredibile puntualità, non ha un effetto così semplice sulla mente dell’essere umano. [...] La straordinaria discrepanza tra il tempo dell’orologio e il tempo della mente è meno conosciuta di quanto dovrebbe e merita un’indagine più approfondita.”

– Virginia Woolf, Orlando 


Tilda Swinton in Orlando (1992) diretto da Sally Potter
Tilda Swinton in Orlando (1992) diretto da Sally Potter

La maturità: da Le onde a Tra un atto e l’altro

Le Onde (1931) è considerato il lavoro più sperimentale della scrittrice, una commistione di lirica e forma narrativa, quasi unicamente incentrata sul monologo interiore di sei personaggi, che fluisce da una coscienza all’altra senza interruzione. L’opera è dominata dal ritmo delle onde che si infrangono incessantemente sulla riva e rappresenta il trionfo del tempo psicologico sul tempo dell’orologio, utilizzando come unica struttura alcune sezioni liriche che descrivono il ciclo del sole nei vari momenti della giornata. 


In Gli anni (1937) il tempo della narrazione si intreccia con la memoria storica e collettiva. Woolf affronta il tempo in modo opposto a Al faro, invece di dilatare l'interiore, adotta la struttura del romanzo generazionale. Il libro copre cinquant’anni di storia della famiglia Pargiter (dal 1880 agli anni Trenta), riservando un capitolo per ogni anno, eppure non li racconta, lasciando che l'ellissi sia la vera materia narrativa. Nel romanzo, il 1910 ha una risonanza speciale: è l'anno in cui Woolf stessa, nel celebre saggio Mr. Bennett and Mrs. Brown, collocherà il cambiamento della natura umana – il suffragismo, la fine dell'era vittoriana, l'inizio di qualcosa di ancora indefinito. Nel capitolo finale, che racconta una riunione di famiglia, invece di una risoluzione il lettore trova un confronto tra punti di vista, opinioni e ricordi contrastanti.


Virginia Woolf

In Tra un atto e l’altro, ultimo romanzo della scrittrice, pubblicato nel 1940, si incastrano diverse dimensioni temporali: come in La signora Dalloway, gli eventi si svolgono durante un’unica giornata di giugno. Vi è però una recita teatrale, che mette in scena la storia inglese, dall’età elisabettiana al presente (richiamando Orlando); ma il nodo centrale del libro è quello espresso dal titolo: i momenti di stallo tra un atto e l’altro, le brevi interruzioni in cui però si trova il vero e proprio presente. Woolf giustappone la rappresentazione della solidità del passato all’incertezza del presente, dei momenti di transizione, come il periodo tra la prima e la seconda guerra mondiale. 


Tra un atto e l'altro rappresenta l’ultimo tentativo della scrittrice di comprendere e esprimere la natura umana, prima che le sue crisi depressive la spinsero al suicidio nel 1941. Woolf si interessò a tutte le sfaccettature del tempo e i suoi romanzi (o elegie, o — di Virginia Woolf) sono caratterizzati da un’intensa sperimentazione che dà vita a una parabola di coscienza temporale e innovazione narrativa.  

m.m.

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