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"I want to be a platinum blonde!": essere bionde è una scelta politica

Questo articolo è in collaborazione con il magazine indipendente TogetHER

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di toget.her.wechange

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Nel 1975, Debbie Harry – lead singer dei Blondie – cantava: “I want to be a platinum blonde! Just like all the sexy stars.” Versi che, trattati con superficialità, potrebbero risultare dei banali capricci di stile, ma che nascondono in realtà una riflessione molto più profonda sulla nostra società: la moda del “biondo platino” da anni riproposta ciclicamente – sul grande e piccolo schermo, sulle riviste dal parrucchiere e ora sui nostri social – può essere analizzata in quanto scelta politica?


La radice dei canoni estetici

Per rispondere alla domanda dobbiamo partire da un passato lontano: nel Medioevo, epoca in cui la conformità a determinati canoni sociali, morali e spirituali era posta sotto la lente di tutti quanti, si consolida l'idea che a una perfezione estetica ne corrisponda una interiore. Nel caso delle donne, ciò comprendeva anche acconciature e colore dei capelli; una treccia bionda, con le rappresentazioni pittoriche rinascimentali, diventa sintomo di quella purezza, della vicinanza alle figure angeliche eteree che allontanano la donna idealizzata dal pantano del peccato.


dipinto di raffaello sanzio
Raffaello Sanzio, Dama con il liocorno, 1505-1506

Non a caso, proprio durante il Cinquecento diventa una pratica comune quella di tingersi di biondo per affiancarsi a modelli di perfezione che, solamente sulla carta, portavano a un maggior rispetto da parte degli uomini. Tuttavia, è solamente con il sopraggiungere dell’età contemporanea che, spingendo verso la capitalizzazione di ogni nostro gesto, trattare i capelli diventa l’ostentazione di uno status sociale. Nella fase di massima espansione dell’egemonia culturale statunitense, tra gli anni Cinquanta e Sessanta, il “sogno americano” bussa a ogni casa senza eccezioni, imponendosi come modello attraverso i suoi prodotti-idoli proiettati in tutti i cinema e presenti sui televisori dell’intero Occidente. Il precedente “bello-intelligente” viene scardinato e ricodificato: “brutto-intelligente” e “bello-stupido”. 


Gli uomini preferiscono le bionde?

Se torniamo con la mente alla cultura pop del secondo dopoguerra, una delle prime prime figure pubbliche a cui ci capiterà di pensare è Marilyn Monroe, celebre attrice diventata icona di stile. Qualunque fan di vecchia data è però consapevole che il biondo non sia sempre stato il colore di Marilyn. Nata Norma Jean Baker, inizia la sua carriera come modella alla fine degli anni ‘40 e arriva a LA con un unico sogno: diventare famosa. Per riuscire nel suo intento, dopo aver cambiato nome, Monroe si affida al salone di bellezza frequentato da tutte le star più in voga, Frank & Joseph, e si ossigena i capelli su consiglio di uno stylist: da quel momento niente sarà più come prima. L’ispirazione era Jean Harlow, beniamina dall’industria, che aveva fatto del biondo la sua firma. In Platinum Blonde (Frank Capra, 1931) Harlow interpreta una ricca ed affabile donna che seduce il protagonista con il suo charme, ma che si rivela presto un personaggio meschino e manipolatore, spingendo il marito nelle braccia di un’altra donna. In generale, il significato del colore portato da Harlow – quello che poi si cela anche dietro stessa pellicola – è che il biondo sia un certificato di prestigio, una dimostrazione fisica della ricchezza e dell’agio economico, caratteristica che si rispecchia perfettamente nel razzismo della società americana di quegli anni, che tende a celebrare una bellezza occidentale con occhi, capelli e pelle molto chiara.


marylin monroe in gli uomini preferiscono le bionde
Marilyn Monroe canta Diamonds are a girl's bestfriend in Gli uomini preferiscono le bionde (Howard Hawks, 1953)

The politics of hair color. Attributes associated with whiteness — light skin, narrow noses — have dominated American beauty ideals as long as there’s been such a thing. [...] To be blonde was to be a good American woman, pure of intention and heart meant being blonde. Betty was blonde, Veronica was trouble. Ditto Sandy and Rizzo. Hitchcock liked to cast blondes because he said they made the best victims: “The color was virgin snow that shows up the bloody footprints.” 

Amy Larocca, Political Peroxide Blonde privilege,  “The CUT”, agosto 2017

Monroe, vittima di una situazione familiare complicata e di un’incalzante cultura patriarcale, si ritrova al centro dell’attenzione pubblica per essere oggetto del male gaze attraverso i tropi della Blonde Bombshell e della Born Sexy Yesterday (una donna matura e attraente ma con la mente ingenua di una bambina).

andy warhol marilyn monroe
Marilyn Monroe (Andy Warhol)

Tali rappresentazioni del corpo femminile artefatte dallo sguardo della cinepresa, spesso gestita da uomini e mirata a riprodurre l’immedesimazione del pubblico con il loro punto di vista – sono funzionali alla soddisfazione del desiderio maschile di possesso e superiorità.

Dopo il suo ruolo in Niagara, Monroe forgia un nuovo standard di bellezza per le donne hollywoodiane, simbolo di sensualità non solo grazie al fisico che rispecchia perfettamente i canoni estetici dell’epoca, ma anche grazie alla sua capigliatura inconfondibile che le permette di essere riconosciuta – e voluta – ovunque.


In Gli uomini preferiscono le bionde il suo fascino irresistibile viene contrapposto a quello di attrici come Jane Russell, che apparivano più serie e intellettuali. Questa dicotomia riflette le più profonde norme patriarcali che vedevano la donna bionda sciocca e sottomettibile oggetto del desiderio, ma che – come in Platinum Blonde – resta un divertimento passeggero; il tutto è segnato, ovviamente, dall'eterna e scontata competizione tra queste “due tipologie” di donne, la bionda e la mora. Monroe cerca di discostarsi da quella iper-sessualizzazione che va per la maggiore in quegli anni; tenta di reinventarsi in Quando la Moglie è in Vacanza e A Qualcuno Piace Caldo, nei quali sceglie di esporre il dramma femminile della vulnerabilità, la sua ricerca di amicizia e comprensione che vanno oltre lo stereotipo e il mero desiderio sessuale. Tuttavia, il suo passato – filmico e privato – è difficile da cancellare.


Blonde is punk!

Sono gli anni '70 a mostrare come il platino possa diventare uno strumento di rottura delle convenzioni sociali. I movimenti rock e punk si manifestano attraverso scelte estetiche non convenzionali: Debbie Harry, frontwoman dei Blondie – che prendono il nome proprio da uno dei suoi tanti soprannomi – incarna perfettamente questa rinascita di una femminilità sovversiva. La sua chioma bionda è ribelle, audace, cotonata e rappresenta un grido di libertà; non è solo un colore, ma un’affermazione di identità. In un'epoca in cui le donne vengono ancora ristrette a ruoli di dolcezza e sottomissione anche nella musica, nella quale spesso possono essere solo coriste, Harry sfida queste aspettative, presentandosi come una figura carismatica e provocatoria. La cantante incarna un’idea nuova di trasgressione, complicando le tradizionali letture della femminilità. La sua presenza scenica, carica di sicurezza e provocazione, stravolge prima la scena underground newyorkese e poi quella pop e new wave, spiccando ulteriormente in quanto unica donna del gruppo; ciò le consente di occupare uno spazio di grande visibilità in un ambiente dominato da uomini. Questa combinazione di stile e talento sfida non solo le norme di bellezza, ma anche le dinamiche di potere di genere, rendendo il suo comportamento fuori e sul palco una forma di ribellione culturale. In questo contesto, il biondo non è più associato alla fragilità, ma simbolo di forza e indipendenza, riflettendo un cambiamento significativo nel modo in cui la femminilità viene percepita e rappresentata.



Material girl(s)

Con gli anni ’80 cambiano nuovamente le regole del gioco: terminano i sogni di una rivoluzione culturale e le utopie collettive a causa della vittoria dell’individualismo e della cultura Yuppie dell’era Thatcher-Reagan. L’identità, dunque, diventa un prodotto acquistabile e l’immagine che si offre di sé diventa il linguaggio utilizzato dalla società dei consumi. Nel 1984 viene pubblicata Material Girl di Madonna, un pezzo che trova ampia diffusione nei canali mainstream di musica come MTV. Nel videoclip ufficiale, la cantante indossa l’abito rosa di Marilyn Monroe da Gli Uomini Preferiscono le Bionde, ma la sovrapposizione con quest’ultima è solo apparente. Madonna accoglie quel tipo di estetica per ribaltarne completamente il significato: torna il look biondo, l’abito provocante e uno sguardo apparentemente ingenuo, ma si tratta di meta recitazione. La cantante sfrutta quell’immaginario per schernire i (dis)valori degli anni '80 e giungere al proprio obiettivo: da una parte la decostruzione di quel ruolo femminile di cui Marilyn rimase prigioniera; dall’altra, la denuncia di un sistema patriarcale che intende aggiudicarsi la donna attraverso l’uso esclusivo di beni materiali e non attraverso il sentimento e la comprensione delle sue necessità


Material Girl (Madonna, 1984)

Il "Republican blonde"

Negli ultimi anni si può invece riscontrare un ritorno al biondo in senso conservatore, come status symbol legato alla sicurezza economica e alla stabilità. Negli Stati Uniti – più in generale in Occidente, come già detto in precedenza – il biondo è un simbolo di supremazia bianca, concetto velatamente o meno espresso dall’estrema destra mondiale. In ambito culturale, assistiamo a celebrità come Sabrina Carpenter che ripropongono il ruolo di bimbo, sexy pin-up anni ‘50, appellandosi alla libertà di giocare con questo ruolo, facendo leva sulla sua fisicità minuta e molto femminile – sempre secondo canoni estetici patriarcali. Al contrario del ragionamento fatto da Madonna con Material Girl, la scelta di stile tattica di Carpenter risulta molto pericolosa e viene aspramente criticata dalle femministe.


"Let women be horny"

- but Sabrina Carpenter's album cover isn't helping.


Sabrina Capenter con la copertina di Vogue
Sabrina Carpenter con la copertina di Vogue

What we see is blondeness, not just as an aesthetic preference, but a form of social status and power tied so close to race and class. [...] Even though blonde is not new, it’s currency and it’s being used as a tool in this new wave of body fascism and right wing propaganda.

Zara McIntosh su substack

Se ciò sembra scollegato dalla politica, si consulti per esempio il caso di Sydney Sweeney con la sua immagine di testimonial perfetta - bionda, occhi azzurri, lineamenti europei - ma legata a posizioni politiche controverse ed esplicitamente sostenitrice del partito repubblicano di Donald Trump, che rivela quanto il dibattito sul colore di capelli sia intricato e denso di implicazioni storiche e culturali

sidney sweeney per la pubblicità dei jeans di American Eagle
La pubblicità di American Eagle

Tingersi i capelli in un determinato modo o acconciarli in un altro è da sempre stato un modo per esprimere noi stessi, l’orientamento sessuale o la fede religiosa. Nel corso degli anni è stato un mezzo per far parlare di sé, mettersi in mostra o differenziarsi dalla massa, ma mantenendo quel suo significato originario di espressione dell’io. In una fase storica in cui la società di massa ci illude di prendere scelte consapevoli e genuinamente controcorrente, mostrarsi con un diverso colore dei capelli potrebbe aver perso quella valenza simbolica che portava in precedenza. L’omologazione e lo spopolamento delle subculture hanno privato quel gesto della sua emancipazione storico-culturale, collocandolo tra le scelte comuni che ognuno può compiere in qualsiasi momento. Tuttavia, giudicare un intento solo tramite il modo in cui si presenta non fa altro che lasciarci ingabbiati negli stessi schemi concettuali.



M.F. & E.M.



Bibliografia

- Deborah Pergament, It’s Not Just Hair: Historical and Cultural Considerations for an Emerging Technology

- Laura Russo, 1960s Subversive Dumb Blonde?, Marion Hallet; Female Representation Through the Embodiment of Desire

- Jolanta Szumkowska-Bartyzel, Marilyn Monroe’s On-screen Spectrum of Femininity

- Merethe Najjar, Women With This Hair Color Were Born to Lead, According to Research



M.F. & E.M.




1 commento


mary
un giorno fa

super interessante e super cool 🙌🏼

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