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Estetica come resistenza femminista: i video musicali di Olivia Rodrigo

In un periodo in cui tutt*, ma proprio tutt*, sembrano disposti a cedere alla propaganda dell’AI generativa e il campo dell’arte è il primo a risentirne - tra grandi registi che affermano di essere pronti a usarla per il loro prossimo film e piattaforme che ammettono di averla nascosta in qualche centinaio di titoli già distribuiti - è bello trovare spazi di resistenza artistica e creativa in giovani artist* che, a questa rassegnazione, contrappongono una strada fatta di ispirazione, collaborazione e sorellanza.


È questo il caso di Olivia Rodrigo, cantautrice statunitense classe 2003 che, dopo avere iniziato la sua carriera da giovanissima come attrice tra pubblicità e programmi targati Disney Channel, ha spostato la sua attenzione alla musica rilasciando due album, Sour (2021) e Guts (2023), che l’hanno rapidamente lanciata verso il successo internazionale tra tour globali e la partecipazione ai festival più importanti. Rodrigo è tornata nel giugno 2026 con il lancio del suo terzo disco, you seem pretty sad for a girl so in love, con cui non ha fatto altro che confermare di essere una delle voci e delle penne più interessanti del panorama pop-rock contemporaneo.


Copertina di you seem pretty sad for a girl so in love di Olivia Rodrigo

Attraverso 14 tracce, Rodrigo ripercorre le tappe di un percorso amoroso a partire dall’innamoramento iniziale, dove un incrocio di sguardi in fila per il bagno spinge la cantautrice a idealizzare una cotta appena nata, fino alla presa di coscienza di essere in una relazione che non funziona più e che non fa altro che esacerbare dilemmi interiori personali, costringendo Rodrigo a fare un doloroso bilancio sulla propria salute emotiva. Mescolando sonorità punk rock già distintive degli album precedenti a ballad pop più convenzionali, la cantautrice descrive un percorso di vera e propria crescita personale oltre che artistica, dimostrando di avere raccolto la lezione dei dischi precedenti e delle sue influenze - all’apice nel duetto con Robert Smith dei The Cure in what’s wrong with me? - per creare una narrazione sonora consapevole, onesta e sincera come mai prima.


Questa maggiore consapevolezza di Rodrigo non si manifesta soltanto a livello musicale, ma anche nell’impianto estetico e visuale perseguito dall’artista in questa sua nuova era: tra babydoll dresses, rosa pastello e atmosfere sognanti e rarefatte, Rodrigo abbandona le tendenze più esplicitamente ribelli e pop dei dischi precedenti in favore di un’estetica romantica e coquette, che rimanda a riferimenti come il cinema di Sofia Coppola e icone del fashion come Jane Birkin. La summa di questa visione creativa emerge nei video musicali, pubblicati dall’artista per accompagnare l’uscita di tre singoli del nuovo album che, in maniere differenti, svelano non solo l’attenta costruzione visiva di un universo musicale denso e ricco di influenze, ma anche la volontà di perseguire senza compromessi una strada fatta di creatività e collaborazione.



Il primo video è quello di drop dead, pubblicato nell’aprile 2026 insieme all’uscita del singolo che accompagna. Girato interamente nel palazzo di Versailles e nei suoi giardini, il video segue Rodrigo attraverso i saloni mentre balla e canta con un paio di cuffie in testa, cavalcando l’onda di entusiasmo che soltanto una cotta improvvisa e travolgente riesce a regalare. Diretto dalla fotografa e filmmaker Petra Collins, che aveva già collaborato in precedenza con la cantante, il video sfrutta diversi formati e tipologie di videocamere - dalle MiniDV alle BetaCam - per conferire all’immagine una patina sognante e tipicamente Y2K, che immediatamente trasforma Versailles in una camera da letto accogliente e sicura in cui Rodrigo vive la spinta della propria immaginazione e la sua cotta si trasforma in uno degli angeli che popolano i dipinti del palazzo. L’ambientazione, poi, rimanda in modo evidente al cinema di Sofia Coppola e, in particolare, a Maria Antonietta, dove anche l’accostarsi di moderno e in costume come nelle foto del dietro le quinte del film hanno sicuramente giocato un ruolo in molte scelte visive del video.


Olivia Rodrigo nel video di drop dead
Olivia Rodrigo nel video di drop dead

Nonostante il video abbia ricevuto molti commenti positivi anche grazie a un’autorialità così fortemente riconducibile a Collins e all’ambientazione azzeccata, non sono tardate le polemiche in merito alla questione dell’abito indossato da Rodrigo: il suo outfit è stato infatti accusato di essere troppo provocante e infantile, trasformando Rodrigo in una protagonista immediatamente sessualizzabile. Oltre a inserire la cantante in una lunga storia musicale e di moda femminista e alternativa, il babydoll dress indossato da Rodrigo nel video come in successive performance non rivela in alcun modo, in nessuna occasione, una volontà di provocazione o allusione sessuale da parte sua, ma anzi si inserisce perfettamente in un’estetica dove la libertà di esprimere la propria femminilità è da sempre centrale. La stessa Rodrigo ha risposto alle critiche, denunciando come nella nostra cultura sia normalizzato fin dall’infanzia spingere le bambine a preoccuparsi del proprio modo di vestire e di presentarsi per evitare di incitare alla sessualizzazione, scaricando lo sguardo maschile di ogni responsabilità.



Il secondo video è quello di the cure, diretto da Jaime Gerin (anche direttrice creativa per Rodrigo) e Cat Solen, in cui Rodrigo si presenta come l’infermiera in un ospedale dove il suo compito è trovare una cura per cuori malati mentre cerca di capire le ragioni del suo stesso dolore. Dopo vari tentativi falliti, l’unica soluzione per la protagonista è riattivare i cuori in prima persona donando il proprio sangue, attraverso una serie di scelte visive che fanno da contraltare perfetto a una narrazione musicale dove Rodrigo prende coscienza del fatto che una relazione non può curare le sue insicurezze e i suoi problemi personali.


Miniatura di una stanza di ospedale in cartone per il video musicale the cure di Olivia Rodrigo
Miniatura di cartone utilizzata per la realizzazione del video. Credits: Ways & Means

Con una scenografia creata da zero mescolando miniature a set a grandezza reale, il video di the cure è il trionfo dell’artigianalità: come ha dichiarato in un’intervista Lana Kim, produttrice del video e fondatrice dello studio che si è occupato della sua realizzazione, grazie ad un team creativo di più di cento persone ogni aspetto è stato ampiamente pianificato e realizzato attraverso materiali semplici, come cartone e filati, e tecniche come l’animazione stop-motion al fine di creare un mondo visivo e uno storytelling forte e riconoscibile per la canzone. 


Il momento cruciale del video è quello dell’unraveling, che in inglese indica al tempo stesso un crollo emotivo ma anche il dipanarsi di un filo: è così che nel momento in cui prende coscienza della propria situazione, dalle braccia di Rodrigo iniziano a uscire dei fili rossi, a livello pratico realmente attaccati al corpo della cantante e successivamente animati in stop-motion, che creano una scena di forte impatto simbolico e visivo per uno dei momenti di picco emotivo dell’album. 



Il terzo e ultimo video è quello di stupid song, diretto da Mitch Ryan e pubblicato il 12 giugno insieme all’uscita dell’album. Il video, che segue Rodrigo per le strada di una New York semi deserta e malinconica, vede la partecipazione e le coreografie del New York City Ballet, il cui gruppo segue la cantante danzando intorno a lei. Tra bodegas popolate da gatti e corse nel parco, Rodrigo e il suo coro di ballerine con le ginocchia sporche di erba si abbandonano a balli liberatori e rituali che, insieme alle atmosfere della metropoli, si fanno specchio del caos interiore e della “follia” emotiva della cantante, causata da un innamoramento improvviso ma struggente.


Olivia Rodrigo e ballerine del New York City Ballet nel video di stupid song
Olivia Rodrigo e le ballerine del New York City Ballet nel video di stupid song

Le scelte registiche del video e i dettagli su cui si concentra la videocamera creano delle immagini che rimandando esplicitamente a precisi riferimenti cinematografici: su tutti, ancora una volta, i film di Sofia Coppola, di cui il video - ma in generale l’estetica di quest’era della cantante - ripropone la rappresentazione sognante e romantica di una girlhood fatta di divertimento e sorellanza ma anche di isolamento e malinconia per un momento che non tornerà più.


Questa visione artistica ed estetica, fondata sull’artigianalità e la collaborazione creativa, è perfettamente in linea con la carriera e le scelte di Rodrigo, che si è sempre dimostrata consapevole dell’importanza e del potere di costruire intorno a sé una comunità in larga parte al femminile, sulla scia di una tradizione musicale e femminista aperta in prima battuta dal movimento Riot Grrrl, le cui esponenti sono non a caso citate dalla cantante tra le sue maggiori influenze. 


Poster del festival Daisy Chain Fields
Il poster del festival, in programma il 29 agosto in California.

La consapevolezza di Rodrigo nei confronti della storia di cui è erede è più che mai evidente nella sua scelta di lanciare il Daisy Chain Fields, un festival musicale interamente al femminile che si terrà per la prima volta a fine agosto in California e che immediatamente richiama l’esempio del suo storico predecessore Lilith Fair; a chiudere il cerchio è la presenza della cantante canadese Sarah McLachlan, fondatrice di quest’ultimo e special guest per il festival di Rodrigo, a cui parteciperanno al fianco di icone come le Bikini Kill e Stevie Nicks nuove stelle come Chappell Roan e Doechii.






Dando l’annuncio sui social, Rodrigo ha scritto: 

Daisy Chain Fields presenta una lineup di sole artiste donne e il totale degli incassi andrà ad associazioni di beneficenza che si occupano di lotta e difesa per i diritti delle donne e delle ragazze. Questa lineup è davvero pazzesca e ci sono tante mie eroine e amiche. Credo fermamente che la gioia, la comunità e la musica possano essere delle direttrici per un cambiamento importante e di valore e spero che questo festival riuscirà a incarnare proprio questo. (traduzione del post di Olivia Rodrigo via Instagram)

Una decisione che non fa altro che confermare la consapevolezza politica su cui si fondano le scelte artistiche ed estetiche di Rodrigo e con cui conferma la volontà di non essere disposta a negoziare la propria femminilità e i propri valori ma, anzi, del potere di costruirci intorno una comunità resistente e libera.


a.m.


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