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Laura Lee e l’arte del basso dei Khruangbin

In un’epoca musicale dominata dall’iperproduzione e dalla costante ricerca di visibilità, Laura Lee Ochoa emerge come una rara forma di resistenza estetica. Bassista, cantautrice e cofondatrice dei Khruangbin, Laura ha costruito una delle identità sonore più riconoscibili della musica contemporanea non attraverso l’eccesso, ma tramite una pratica consapevole della sottrazione. Il suo basso non cerca il centro della scena, eppure finisce inevitabilmente per orientare l’ascolto. 


Il suono ipnotico e sospeso dei Khruangbin si fonda su un equilibrio fragile e calibrato, in cui ogni elemento trova senso solo in relazione agli altri. In questo sistema, il basso di Laura Lee non è semplice accompagnamento, né mero supporto ritmico: è architettura emotiva e asse portante su cui si innestano la chitarra liquida e riverberata di Mark Speer e la batteria misurata di Donald “DJ” Johnson Jr


Laura Lee  suona all'Olympia di Parigi il 04.11.2024
Laura Lee @ L'Olympia, Paris | 04.11.2024

La band texana, di Houston, possiede una rara capacità di trasportare l’ascoltatore fuori dal tempo e dallo spazio ordinario: non a caso il loro nome, che in thailandese significa ‘aeroplano’ o forse ‘macchina volante’, suona come la promessa di un viaggio immersivo. La musica dei Khruangbin è un collage intricato di sottogeneri globali, dal funk thailandese al soul, dal dub al Middle Eastern psych, e costruisce un’esperienza immersiva al contempo esotica e familiare.


Ogni dettaglio è scrupolosamente costruito: dalla musica agli artwork degli album, ogni elemento appare curato con una precisione quasi rituale

In questo contesto, anche l’approccio di Laura Lee all’immagine e alla moda in tour non è un semplice ornamento scenico, ma un’estensione naturale della poetica della band. Sul palco, Laura diventa “Leezy”, un alter ego che le consente di gestire l’esposizione emotiva della performance e di trasformarla in un gesto controllato. Oltre ad essere una presenza magnetica, Lee è anche la mente visiva dei Khruangbin: cura scenografie, coreografie, identità grafica e styling


L’abbigliamento diventa così parte integrante della performance. Dopo aver assistito ad un concerto di Elton John, in cui l’artista cambiò costume quattro volte, Laura si è promessa di indossare almeno due outfit memorabili per ogni live

Dalle parrucche nere ai cambi d’abito – mai ripetuti dal 2011, con un totale che supera i seicento outfit – l’immagine non è decorazione, ma parte integrante del racconto. 


Negli ultimi tour, tuttavia, questa estetica si è fatta più intima: meno teatralità, più denim, abiti stratificati, riferimenti domestici. Una trasformazione coerente con A LA SALA, album che ruota attorno ai concetti di casa, radice, ritorno; la realizzazione del disco, infatti, coincide con un momento di cruciale importanza per la musicista, l’ottavo mese di gravidanza. Qui, i Khruangbin rinunciano al consueto ritiro creativo nel fienile della famiglia Speer – luogo simbolico della loro scrittura – scegliendo di restare a Houston. Una decisione che riflette un bisogno di prossimità e stabilità, e che si traduce in un disco composto a ridosso della quotidianità, della casa e di ciò che stava per nascere.


Khruangbin live al The Eastern di Atlanta il 12.04.21
Khruangbin live @ The Eastern, Atlanta | 12.04.21

  

Laura Lee ha spesso descritto il suo modo di suonare come un atto fisico prima ancora che musicale. “Suonare il basso è come canticchiare per me”, spiega, sottolineando come le note nascano prima nel corpo e solo in un secondo momento trovino forma sullo strumento. Le sue linee non cercano virtuosismi tecnici, ma una melodia essenziale: poche note ripetute con cura, capaci di far vibrare l’ascoltatore prima ancora di essere pienamente comprese

Arrivata al basso relativamente tardi – nel 2009, dopo studi in storia dell’arte e un periodo come insegnante di matematica – Laura non porta con sé il bagaglio canonico del bassista “di scuola”. Ed è forse proprio questa distanza a rendere il suo stile così personale: il basso come voce interna, come linea da seguire più che da dominare. 


Nel corso degli anni, il linguaggio dei Khruangbin si è raffinato senza mai tradire la propria natura. Dall’esordio The Universe Smiles Upon You fino all’ultimo A LA SALA, il basso di Laura Lee ha mantenuto quel suono caldo, profondo e avvolgente, frutto anche di scelte strumentali precise: corde flatwound mai cambiate e un Jazz Bass dal timbro rotondo e privo di aggressività. 

La sua storia con lo strumento è curiosa: quando Fender decise di dedicarle un basso signature, non partì da un Precision o un Jazz già pronti, ma replicò quella copia economica che Laura aveva usato agli inizi, catturandone look, feeling e personalità. È da quell’esperienza che nasce il basso che oggi definisce la sua voce strumentale: semplice, minimale e ipnotico


Quel modo di suonare, in perfetta sintonia con la chitarra sognante di Speer e la ritmica essenziale di Johnson, ha conquistato festival e palchi in tutto il mondo; il che sorprende ancora di più se si considera che il trio è, per larga parte, strumentale. E nei live, il pubblico non guarda soltanto la band: guarda lei.  Con il basso sempre al petto, abiti coloratissimi e una presenza scenica elegante, enigmatica e misteriosa, Leezy trasforma ogni nota in rito


Laura Lee suona il Mission Ballroom di Denver il 26.08.2024
Laura Lee @ Mission Ballroom, Denver | 26.08.2024

Poche band hanno saputo coniugare curiosità musicale e coerenza espressiva come i Khruangbin, che nel corso di quattro album e numerose collaborazioni eccellenti – tra cui Ali con Vieux Farka Tourè e Texas Moon con Leon Bridges – si sono distinti per il loro sound evocativo e mai banale. 

Tra i brani più emblematici del gruppo, White Gloves si impone per il suo groove delicato e serrato, dove ogni vibrazione del basso di Leezy emerge come come guida melodica del pezzo. La bellissima August 10 gioca, invece, su una tensione sospesa, nata tra il dialogo continuo tra il basso ossessivo e la chitarra riverberata di Speer, creando un flusso avvolgente che sembra dilatare il tempo. 

Con Texas Sun, frutto della collaborazione con Leon Bridges, i Khruangbin esplorano una dimensione più luminosa: il basso sinuoso di Laura scivola tra le note solari della chitarra, fondendo psichedelica e soul del Sud in un brano che registra calore e lentezza  allo stesso tempo, regalando un senso di sospensione quasi tangibile. 

In Con Todo El Mundo, trova spazio anche Maria Tambièn, uno dei singoli più vitali e rappresentativi del loro catalogo. Qui il trio espande il proprio linguaggio sonoro verso influenze mediterranee e mediorientali in modo sorprendentemente organico. Riff funk e psych si intrecciano in un ritmo incalzante, sostenuto da un basso pulsante che invita al movimento, confermando ancora una volta la capacità dei Khruangbin di trasformare influenze lontane in un linguaggio intimo e personale. 


La nomination ai Grammy Awards 2025 nella categoria Best New Artist arriva come una sorta di paradosso solo apparente: un riconoscimento tardivo, ma profondamente significativo, per una band che ha sempre operato ai margini delle logiche di visibilità immediata. Dopo oltre un decennio di carriera, i Khruangbin vengono accolti nel cuore dell’industria musicale globale senza mai aver rinunciato alla propria identità. Vincere premi non è mai stato uno dei loro obiettivi, a loro piace fare musica. Punto. Ciò nonostante, la candidatura inaspettata è stata senza dubbio un momento speciale per la band.


In un’industria che premia l’urgenza e l’esposizione continua, i Khruangbin hanno sempre scelto un’altra velocità, un percorso che, in realtà, non punta ad “arrivare” da nessuna parte. Hanno seguito e seguono la propria musica, senza compromessi. La loro musica nasce dall’ascolto reciproco, dal piacere di creare insieme, non dalla pressione del mercato. E, forse, è proprio in questo resistere alle regole del tempo, dei trend e della visibilità, che risiede il loro segreto più prezioso. 


a.r.



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