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La scultrice del tessuto: Madame Grès

Nello scorso secolo a costruire la storia della moda, abito dopo abito, sono stati decine di ingegni femminili che, sapendo cogliere i cambiamenti della società, hanno plasmato i tessuti per trasformarli in visioni. Sebbene nell’immaginario comune non siano così note, alcune di loro riecheggiano e ispirano tutt’oggi le creazioni dei più noti designer. Una tra tutte: Madame Grès. Soprannominata la sfinge della moda — epiteto guadagnato per la scelta di custodire la propria privacy, romanzando addirittura le proprie origini —

Grès fu maestra indiscussa del drappeggio.

Si può dire che la couturière fu vate dell’abito senza cuciture e precorritrice di un approccio senza tempo che oggi potremmo definire minimalista. Le sue creazioni classicheggianti sono una trasposizione della statuaria ellenistica, quasi ad innalzare ad opera d’arte la fusione tra corpo e tessuto. Grès fu eletta regina della couture francese proprio per la sua abilità  nel disciplinare senza sforzo jersey di seta, mohair, satin cerato o crin di nylon in un trionfo di plissé e moulage, una tecnica sartoriale che non prevede l’utilizzo di cartamodelli, ma semplicemente la costruzione dell’abito direttamente sul manichino. Tutto il suo lavoro si articola sotto il concetto del rispetto per il corpo e i suoi movimenti che si impongono sopra ogni sofisticazione delle forme.


Dalla vocazione per l’arte alla Maison Alix

Nata con il nome di Germaine Émilie Krebs, il suo sogno era sempre stato quello di fare la scultrice:

“Per me, è la stessa cosa lavorare la stoffa o la pietra”.

Probabilmente la scelta di avvicinarsi alla sartoria derivò da un’impossibilità di soddisfare il suo vero desiderio, ritenuto inadatto a una ragazza della piccola borghesia parigina del primo Novecento. Seppur non si abbiano fonti certe sull’inizio della sua carriera, la leggenda narra che apprese le tecniche di taglio e cucito da un première d’atelier, prima di diventare modellista presso la maison Prémet in Place Vendôme. La vera svolta avvenne nel 1934 quando, assieme alla sarta Julie Barton, fondò la casa di moda Alix Barton, distinguendosi sin da subito per un inimitabile talento creativo, capace di forgiare silhouette audaci, ma allo stesso tempo estremamente semplici. Il suo lavoro attirò in breve tempo l’attenzione degli investitori che la spinsero a diventare unica guida di quella maison Alix che, trovando sede al civico 83 di rue du Faubourg Saint-Honoré, richiamò sin dall’apertura una serie di facoltose clienti, parigine e non, insieme ad un gran numero di star del cinema e VIP dell’epoca. 

Madame Grès

La nascita di Maison Grès e la liberazione del corpo 

Quando Vogue Paris si espresse sugli abiti che Grès aveva creato per l’opera La guerra di Troia non si farà di Jean Giraudoux, arrivò la consacrazione della stampa con queste parole: 

“Questa linea antica è resa da Alix la sua linea moderna: infatti i suoi costumi sono à la mode, subito indossabili. Come il testo dell’opera, sono di grande attualità”.
Etichetta Grès

Fu in questo periodo che assunse il nome con cui oggi è universalmente conosciuta; quel Grès che era anagramma di Serge, l’artista russo che sposò nel 1937. Maison Grès fu fondata nel 1942, grazie alla liquidità ottenuta dalla vendita delle sue quote della maison Alix. Stagione dopo stagione, inanellò un successo dopo l’altro, intagliando e cesellando il tessuto nella forma di abiti che accompagnavano i movimenti della figura senza costringerla, con una fluidità in completa opposizione alle rigide regole della sartoria. Proprio nel periodo in cui Christian Dior stava ripristinando corsetti e crinoline, Grès decise di fare l’opposto brevettando nuove tecniche come il drittofilo e il plissé minuzioso su tessuti dalla palette spenta, quasi polverosa, ma che divenne il suo tratto distintivo, dando vita a delle creazioni che non imprigionavano il corpo femminile, ma lo liberavano e  alleggerivano. 


La resistenza durante l’occupazione e l’eredità contemporanea

Durante la seconda guerra mondiale, quando le truppe tedesche invasero Parigi le chiesero di progettare abiti utilitari e sobri che fossero completamente in contrasto con tutta la sua linea stilistica. Grès non si piegò ai loro ordini e continuò a progettare i suoi capi. Le conseguenze furono immediate e le forze naziste ordinarono la chiusura della sua casa di moda, proibendole l’utilizzo dei tessuti. Così si rifugiò a Saint-Béat nella Haute-Garonne, dove si trovavano gli atelier della Maison Alix.

Tra le sue creazioni più emblematiche ci sono gli abiti da sera drappeggiati creati tra gli anni ‘30 e ‘80 che le valsero il primo Dé d'or de la Couture (ditale d’oro) nel 1976. Questi abiti richiedevano fino a trecento ore per completare ogni piega fatta drappeggiando a mano il tessuto, in modo che il corpo modellasse l’abito stesso. Le sue creazioni hanno dimostrato di possedere un allure senza tempo, tanto da essere riproposte nel contemporaneo da varie testate di moda, fotografate da grandi nomi come Richard Avedon e Guy Bourdin. L’abito firmato Grès cattura perfettamente l’essenza della  sua creatrice: la sua scrupolosa, quasi maniacale attenzione ai dettagli, il rispetto per il corpo umano e gli effetti che ogni abito può assumere adattandosi ad esso.


Il mito moderno: tra prêt-à-porter e memoria

Quello che rimane vivido nel ricordo della moda, furono soprattutto quei drappi greco-romani cuciti il meno possibile, realizzati con tagli sicuri ed esuberanti, diventati simbolo di un modo di vestire libero. A Madame Grès si sono ispirati i moderni, Rick Owens, ,Haider Ackermann per Jean Paul Gaultier, Maria Grazia Chiuri per Dior e, ovviamente, Azzedine Alaïa, grande collezionista dell’opera della sarta parigina. 

Il Musée de Galliera ha spostato la sua prima retrospettiva dedicata a Madame Grès presso il Musée Bourdelle: il corpus espositivo comprende circa ottanta capi provenienti dal Museo Galliera e da collezioni private, oltre a fotografie originali e schizzi di proprietà degli archivi della Maison Grès generosamente acquistati e donati al Museo da Pierre Bergé – Fondazione Yves Saint Laurent. 

Definita l’instancabile stakanovista della couture, la stilista anticipò i tempi e dal 1951, sotto l’etichetta di Grès Boutique, realizzò un prototipo del prêt-à-porter di lusso con uno stile antesignano del minimalismo e traslò le tecniche couture su completi, abiti e cappotti dalle linee essenziali, prive di orpelli e ornamenti, forgiando quello che oggi verrebbe considerato daily wear. Nel 1972, venne eletta Presidente della Camera Sindacale della Couture parigina, ricoprendo la carica fino al 1989, diventandone successivamente presidente onoraria. 


Madame Grès fece la sua ultima apparizione pubblica agli Oscar della Moda del 1988 all’Opéra Garnier, ritirandosi dopo la presentazione della collezione composta di 21 modelli, per la Primavera Estate 1988. A causa delle cattive relazioni commerciali legate alla concessione di licenza del suo profumo, Grès perse tutta la fortuna che aveva acquisito in sei decenni di instancabile lavoro e gloria. Con l’aiuto degli amici Hubert de Givenchy, Pierre Cardin e Yves Saint Laurent riuscì ad affittare un appartamento nel sedicesimo arrondissement di Parigi e continuare a cucire abiti per i propri amici. Grès morì nel ’93 in una casa di riposo di La Vallette-du-Var, ma la sua opera rimane tutt’oggi una leggenda eterna della moda.

b.b.

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