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La provocazione del femminile nell'arte di Ghislaine Portalis

Rubrica: Donne in Mostra


Ghislaine Portalis artista francese femminista contemporanea di fronte alla sua opera laiterie

Sin dagli albori della modernità, lo spazio della rappresentazione artistica è stato un territorio di negoziazione e di scontro per la definizione dell'identità di genere. Se la storia dell'arte occidentale ha spesso relegato il corpo femminile al ruolo di oggetto dello sguardo altrui – un simulacro di grazia, sottomissione o domesticità – l'arte contemporanea agisce come uno strumento di decostruzione e, nei casi più fortunati, di denuncia politica.

È in questa traiettoria di contestazione che si inserisce RoseMarguerite, la mostra personale dell'artista Ghislaine Portalis, ospitata presso il Museo Municipale Albert Marzelles di Marmande dal 24 gennaio al 30 maggio 2026. Originaria del Lot e Garonna e formatasi all'École des Beaux-Arts di Digione, Portalis riunisce in questa collezione un percorso pluridecennale incentrato sulla complessità della condizione femminile, orchestrando un dialogo serrato tra il patrimonio storico del territorio e le urgenze politico-sociali del presente.


La genesi della mostra
locandina RoseMarguerite Marmande Ghislaine Portalis

Il titolo della mostra, RoseMarguerite, è un richiamo genealogico diretto a due dipinti storici di Abel Boyé, custodi della collezione permanente del Museo Marzelles. Tuttavia, il suo non è un omaggio devoto, ma una disputa ereditaria. L’artista si comporta infatti come una discendente ribelle che accetta l'eredità di famiglia – i soggetti, i nomi – appropriandosene però con lo scopo di contestare i valori degli antenati. Riprende i nomi di quelle donne dipinte da Boyé e li fonde in un'unica entità, trasformandole da oggetti da ammirare a soggetti che rivendicano la propria identità.


La tecnica del moucharabieh

Il cuore della mostra – nonché opera inedita, messa a punto proprio per divenirne il fil rouge – sono dei grandi arazzi realizzati con la tecnica del del punzecchio (o punteruolo). Attraverso essa, l'artista si ispira alla struttura geometrica del moucharabieh. Nell'architettura tradizionale arabo-islamica, questo fitto traforo in legno nasceva con una doppia funzione: climatizzare gli ambienti e, soprattutto, separare lo spazio privato da quello pubblico, permettendo alle donne recluse nelle dimore di guardare l'esterno senza mai essere viste, preservando in questo modo l'intimità domestica dallo sguardo patriarcale.


Portalis si appropria di questo dispositivo ottico e culturale per ribaltarne il significato e rivelarne, contemporaneamente, la violenza: nelle sue mani, il moucharabieh diventa una gabbia visiva che gioca sulla tensione costante tra il celato e lo svelato, tra la delicatezza apparente del manufatto traforato e l'aggressività della costrizione che esso rappresenta.  A un primo sguardo, infatti, il traforo, il pizzo o la carta perforata appaiono come manufatti decorativi fragili, raffinati, associati al tradizionale artigianato femminile. Guardando più a fondo, tuttavia, quel ricamo geometrico rivela la sua vera natura. Il gioco del vedo-non-vedo non è più un gioco seduttivo o protettivo, ma la rappresentazione grafica di un filtro patriarcale che decide quanto e come una donna possa mostrare se stessa o comunicare con l'esterno. Una delicatezza tecnica che nasconde la violenza della segregazione.


Lo spazio domestico come luogo di alienazione e deumanizzazione

Dalla fine degli anni Settanta, la ricerca di Portalis si inserisce nel solco della tradizione surrealista per denunciare l'alienazione e i condizionamenti sociali imposti al genere femminile. In questa prospettiva, il focolare e lo spazio domestico subiscono un ribaltamento semantico traumatico: non sono più concepiti come rifugi sicuri, ma come spazi di costrizione, sottomissione e violenza invisibile.


specchio Ghislaine Portalis

Le opere in mostra diventano simboli di questa deumanizzazione. La carta da parati che pervade le pareti della sala dell’esposizione trascina con sè il suo ingombrante significato storico. Introdotta negli anni Novanta come dispositivo di finzione e trompe-l'œil, in RoseMarguerite abbandona la sua funzione decorativa e borghese: i motivi imbottiti (capitonné) scelti dall'artista evocano immediatamente le pareti delle stanze d'isolamento manicomiali, trasformandosi nella rappresentazione visiva di grida soffocate. Allo stesso modo, gli specchi esposti sono programmaticamente privati di riflesso, negando l'atto fondamentale del vedersi e del riconoscersi, a indicare la perdita d'identità della donna-oggetto.


bibliotheque rose Ghislaine Portalis arte contemporanea francese femminista
Bibliothèque rose (foto di G.Vieille)

Questa oggettivazione si faceva materia plastica già in Râtelier (Rastrelliera, 1998), una serie di piccole sculture dove fogli di carta da parati sovrapposti, piegati e arricchiti da accessori per capelli, riducono i corpi a materia manipolabile, bagnata da un rosa pallido stereotipicamente femminile.

Ritroviamo queste stesse sfumature in Bibliothèque rose (2003-2021), un'installazione che inserisce provocatoriamente assorbenti igienici tra le pagine dei libri dell’omonima collana destinata a giovani lettrici – composta per lo più da racconti d’amore e romanzi di formazione spesso mirati a educare le bambine a ruoli muliebri e materni – e in Pièce montée (2019), un allestimento della tavola che unisce ricami tradizionali, pulsione erotica e insetti commestibili, destrutturando i rituali della socialità patriarcale e mettendo in mostra i lati più oscuri, depravati e mostruosi dell’esperienza femminile.

I miei desideri immaginari di seduzione, di malizia e di perversità mi hanno portata a installare scene di banchetti libertini ispirati al XVIII secolo. Conduco la mia metamorfosi tra le raffinatezze del Settecento, che rivisito per mio piacere in delicatezza e fragilità, in contrasto con la violenza e il disgusto. – Ghislaine Portalis
ratelier Ghislaine Portalis arte contemporanea femminista francese
Râtelier (foto di Ghislaine Portalis)

L’indagine del corpo femminile
Laiterie Ghislaine Portalis arte contemporanea francese arte femminista
Laiterie, 2004 (foto di Grégoire Vieille)

Il corpo femminile viene così indagato nella sua dimensione più intima e viscerale. Se nella cultura di massa e nella pittura accademica il corpo della donna è storicamente un panorama erotico offerto al piacere dell'uomo, Portalis interrompe bruscamente questo circuito. Il seno, in particolare, cessa di essere un elemento da consumare con lo sguardo, rifiutando di eccitare o compiacere. Diventa, al contrario, un simbolo – o attributo, come Portalis stessa lo definisce – e un ponte concettuale: da un lato dialoga con l'iconografia classica delle Veneri e delle allegorie della maternità, rifacendosi contemporaneamente alle narrazioni bibliche delle sante martirizzate, prima tra tutte Sant’Agata; dall'altro si fa portatore delle istanze femministe contemporanee. Esso si trasforma così in un terreno di scontro politico per l'autodeterminazione, un manifesto visivo che rivendica il diritto delle donne di possedere il proprio corpo, di metterlo in mostra se lo si desidera, sottraendolo alla mercificazione per ridefinirne lo status nella società.



L’anti-ricamo come sovversione del dispositivo patriarcale

Il fulcro metodologico della mostra risiede nel concetto di "anti-ricamo", una pratica teorizzata dallo storico dell'arte Aline Dallier che prevede l'uso delle tecniche tradizionali del lavoro domestico femminile — come il cucito, il ricamo e il pizzo — ribaltate contro il sistema patriarcale. L'efficacia di questa teoria si manifesta nei Copricapi (2010-2023), strutture scultoree in cui l'artista conficca migliaia di aghi diretti dall'esterno verso l'interno, trasformando un accessorio ornamentale in uno strumento di tortura ma che, contemporaneamente, può diventare anche strumento di difesa.



Vigilanza collettiva: l'arte come presidio sociale

L'esposizione RoseMarguerite non si esaurisce entro le pareti del museo, ma si configura come un presidio sociale attivo sul territorio attraverso una fitta rete di collaborazioni culturali e associazionistiche. Il Museo Marzelles ha infatti attivato partnership cruciali con Girofard – centro di accoglienza di Bordeaux per persone LGBTQI+ – e Sœurs d’encre, associazione impegnata nel sostegno alle donne colpite dal tumore al seno.


Il percorso espositivo mette così profondamente in discussione la storia dei costumi e il ruolo della donna nella contemporaneità, evidenziando la fragilità intrinseca delle conquiste ed emancipazioni storiche e la necessità assoluta di una costante vigilanza collettiva quotidiana. Accompagnata da un ricco programma di visite guidate, laboratori per famiglie e proiezioni cinematografiche, l'opera di Ghislaine Portalis dimostra che l'arte, quando rifiuta di essere pura decorazione, rimane uno degli spazi più fertili per decodificare il presente, contestarlo e rivendicare l'umanità di un corpo che ne è stato a lungo privato.


c.t.


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