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Il vampirismo femminile: la mostruosità nella letteratura del diciannovesimo secolo

5 ore fa
Tempo di lettura: 7 min

Nell’immaginario comune la figura del vampiro è primariamente associata al personaggio di Dracula, il conte proveniente dall’Europa dell’Est narrato da Bram Stoker nel suo romanzo del 1897. La sua fama è cresciuta nel ventesimo secolo fino a diventare un’icona culturale, nonché uno dei travestimenti prediletti per Halloween. In pochi, però, sanno che Dracula non è stato il primo romanzo vampiresco, né che Bram Stoker abbia preso ispirazione per il suo personaggio da una vampira donna, Carmilla. Quest’ultima è la protagonista dell’omonimo romanzo pubblicato dallo scrittore irlandese Sheridan Lefanu venticinque anni prima di Dracula. Secondo alcuni studiosi, il romanzo di Stoker rappresenterebbe una risposta a Carmilla e sarebbe il climax di una serie di racconti vampireschi che hanno attraversato il secolo e che sono stati poi oscurati da Dracula stesso.  


Carmilla e il vampirismo omoerotico 

the vampire Philip burne jones
The Vampire (1897), Philip Burne-Jones

Carmilla fa parte di una raccolta di racconti di casi clinici: il testo è preceduto da un prologo che presenta la storia come narrata da una paziente e pubblicata dopo la morte di quest’ultima. La narratrice, Laura, è una giovane che vive in Stiria con suo padre e che racconta l’inquietante incontro avuto da bambina con una misteriosa donna nella sua stanza. Molti anni dopo, un incidente in carrozza porta a casa sua Carmilla, una ragazza affascinante con la quale Laura instaura da subito un rapporto intenso e ambiguo. Lei si sente attratta dal fascino di Carmilla, ma anche turbata, data la somiglianza con la donna legata al suo trauma infantile. La bidimensionalità dei sentimenti di Laura è fondamentale, poiché nei confronti dell’affetto che Carmilla le dimostra, ella prova al contempo attrazione e repulsione. Il loro rapporto inizialmente sembra essere di amicizia, ma la dimensione omoerotica diventa evidente quando Carmilla si dichiara apertamente a Laura: 


"Non sono stata innamorata di nessuno, né lo sarò mai" bisbigliò. "A meno che non si tratti di te." Come era bella nel chiarore lunare! [...] La sua tenera guancia sembrava prender fuoco a contatto della mia. "Cara, cara," mormorò "io vivo in te e tu dovrai morire per me… ti amo tanto…"

Quando nella regione si diffonde una strana malattia che colpisce giovani donne, Laura stessa inizia ad ammalarsi, mentre Carmilla appare e scompare senza spiegazioni. È un generale, amico del padre, a rivelare loro la verità: Carmilla è la vampira Mircalla. Solo quando il suo corpo viene distrutto nella tomba la salute di Laura inizia a migliorare. 

Carmilla, quindi, si differenzia da Dracula poiché le sue vittime sono solo donne. Tuttavia, l’omoeroticità rimane un tratto associato ai personaggi femminili vampireschi anche al di fuori del racconto di Lefanu. In Dracula stesso, Lucy Westenra è stata spesso descritta dai critici come caratterizzata da lesbian tendencies nei confronti di Mina, tratto particolarmente accentuato nel film di Coppola del 1992. 


Winona Ryder e Sadie Frost nei panni di Mina e Lucy in Bram Stoker's Dracula
Winona Ryder e Sadie Frost nei panni di Mina e Lucy in Bram Stoker's Dracula

Fosca e l’evocazione del vampirismo 

Di tre anni precedente a Carmilla, vi è un breve romanzo italiano scritto da Iginio Ugo Tarchetti, uno dei principali esponenti della Scapigliatura Italiana. Fosca, pubblicato nel 1869, si inserisce nella tradizione legata al vampirismo e alla mostruosità che stava venendo largamente sperimentata in Italia, pur non facendone parte a tutti gli effetti. L’omonima protagonista del romanzo, infatti, non è identificata come vampira, ma dalla sua descrizione si evincono gli elementi tipici del genere: sia a livello fisico, dato che la giovane donna viene descritta fisicamente come una non-morta, sia a livello concettuale, poiché Fosca “succhia” via la vita del protagonista Giorgio che, come Laura, si ammala a causa del suo rapporto ravvicinato con la donna. Questo racconto presenta la stessa struttura di Carmilla: il protagonista “sopravvissuto” alla donna, narra la storia come rivivendo un trauma dal quale è riuscito a sfuggire, salvandosi, solo a seguito della morte di lei. Anche Fosca, come Carmilla, parla apertamente delle sue passioni omoerotiche, in particolar modo raccontando a Giorgio della sua adolescenza: 


A quell’età fui posta in collegio, e mi vi innamorai di una mia compagna. Fu una passione vera, ostinata, tenace, quale non poteva sentirla che io. Quella fanciulla, che ora è donna maritata, non comprendeva nulla della profondità e dell’indole di quell’affetto; e quantunque mi riamasse, lo faceva sì freddamente che io ne era desolata.

La descrizione di questo amore ricorda quello tra Carmilla e Laura, e iscrive questi personaggi classificati come “mostruosi” nella categoria del malinconico, capace di provare sentimenti di un’intensità oltre la media. Fosca è, in realtà, una ragazza gravemente malata, la cui malattia non è identificabile, tanto che il suo stesso medico la definisce come una “collezione ambulante di tutti i mali possibili”. Giorgio, un soldato in congedo, fa inizialmente la conoscenza di Clara, una bellissima donna sposata di cui si innamora e da cui è ricambiato, per poi essere richiamato in attività e trasferito in un piccolo villaggio dove è ospitato dal colonnello. Lì fa la conoscenza della cugina di quest’ultimo, Fosca, una ragazza dal passato sfortunato che le ha causato quelli che vengono definiti come attacchi di “isteria”, e che si innamora perdutamente di lui. Sarà il medico stesso ad insistere affinché Giorgio finga di ricambiare il suo affetto, per aiutarla con la sua malattia. La relazione tra i due sembra ridare vita a Fosca e toglierne a Giorgio, che non riesce a sfuggirle, ritrovandosi infine a duellare con il cugino. La notte prima dell’avvenimento, il militare si unisce alla donna, che muore qualche giorno dopo, liberandolo dalla sua stessa malattia. 

Così, Fosca segue la linea dei racconti vampireschi senza esserlo a tutti gli effetti; Giorgio prova repulsione nei confronti di lei, descritta come brutta e cadaverica, ma allo stesso tempo ne è completamente vinto, tanto da affermare, nella scena d’amore finale, che “in quel momento nessuno avrebbe detto che Fosca era assolutamente brutta”. La contraddizione tipica del genere è quindi presente, e in questo caso Fosca diventa l’anti-patria rispetto a Clara, scardinando tutti i modelli sociali borghesi di riferimento, non essendo né sposata né madre, a differenza dell’altra donna. Assumendo il totale controllo del militare ribalta poi l’idea per cui la donna è sottoposta all’agency maschile, dando vita a uno scambio dei ruoli prestabiliti dalla società contemporanea.  


Clarimonde e lo sdoppiamento della vita 

Anche in Francia nel diciannovesimo secolo la figura del vampiro diventa molto popolare, e particolarmente interessante è la novella di Théophile Gautier, La Morta Innamorata. In questo caso, la vampira Clarimonde, simile a Carmilla, sembra essere una fusione dei personaggi di Clara e Fosca: della prima porta il nome e la bellezza, della seconda invece il carattere mortifero e ripugnante. 

Il protagonista maschile, Romuald, diventa prete lo stesso giorno in cui conosce Clarimonde, il cui solo sguardo è abbastanza per tentarlo a rinunciare a Dio. Il pensiero della donna continua a perseguitarlo, finché non viene chiamato per confessarla in punto di morte. Arrivato troppo tardi, la trova già deceduta, e le dice addio con un bacio sulle labbra. Il gesto la riporta in vita, e dà inizio all’incubo di Romuald: la sua esistenza viene sdoppiata, in modo tale da non permettergli di capire cosa sia reale e cosa no. Infatti, mentre di giorno è un prete, nel sonno diventa un ricco signore veneziano che passa il tempo in compagnia della bella Clarimonde. Il giovane non capisce quale delle due sia la sua vera vita, e Clarimonde, che nel frattempo si ammala, riacquisisce vitalità solo dopo aver succhiato il sangue da una ferita di lui. Questo porta Romuald a perdere vigore fisico, tanto che il suo amico, l’abate Sérapion, preoccupato per lui, lo accompagna alla tomba di lei, dove distrugge il suo corpo. 

In questo caso la metafora è chiara: Clarimonde rappresenta la crisi della fede del diciannovesimo secolo, tanto che Romuald è pronto a rinunciare a Dio per la donna demoniaca. È lui stesso, infatti, ad affermare che sente di amarla allo stesso modo in cui ama Dio, e non è affatto inorridito dal suo vampirismo.

Mi sarei aperto il braccio da solo, e le avrei detto: “Bevi! E che il mio amore si infiltri nel tuo corpo attraverso il mio sangue!”

vampirismo  secondo  l'Illustrazione di Eugène Decisy (1904)
Illustrazione di Eugène Decisy (1904)

In questa storia, a sua volta raccontata dal protagonista ormai adulto che ricorda il trauma, vi è una forte componente amorosa, che sembra avere la stessa intensità da entrambe le parti: Clarimonde va contro la propria natura da vampira, negandosi di succhiare il sangue di altri che non siano il suo innamorato. Romuald, inoltre, non è mai inorridito da Clarimonde, neanche mentre l’abate la uccide e gli dimostra che si tratta di un mostro. Rimane però evidente il tradizionale scambio di vita tra i personaggi: come Carmilla e Laura, come Fosca e Giorgio, i due si prendono e si danno la vita a vicenda, e la malattia dell’uno rappresenta la salvezza dell’altra. 


Il depotenziamento della figura maschile 

Una caratteristica interessante accomuna le tre storie: la marginalizzazione dell’importanza delle figure maschili. Infatti, le donne vampire sono protagoniste assolute di questi testi e sono in grado di oscurare l’agency degli uomini con la loro volontà. Questo è particolarmente evidente in Carmilla: con il suo arrivo al castello, infatti, sembra prendere il posto del padre di Laura, “usurpando” il padre patriarcale, al quale nel corso della storia non viene neanche dato un nome. Significativa in questo senso è l’illustrazione di David Henry Friston, che rappresenta la scena in cui il Generale Spielsdorf cerca di uccidere Carmilla con la spada, nascondendosi nella camera della figlia Bertha. La spada rappresenterebbe il simbolo fallico e il fatto che Carmilla riesca a sfuggirle ne evidenzia il fallimento. 


illustrazione sul vampirismo

Nel diciannovesimo secolo la figura del vampiro maschile è centrale per delineare in modo velato degli aspetti della società contemporanea, come la relazione parassitaria tra l’aristocrazia e le classi sociali minori. In questo senso, la scelta del vampiro femmina si carica di ulteriore significato, poiché si fa portavoce della crescente rivendicazione dei diritti femminili. Di solito, nei romanzi gotici del periodo, le donne vengono dipinte come vittime dei conflitti maschili; in questi casi, invece, le vampire sembrano incarnare i valori opposti della società maschile borghese, che sotto la loro influenza si sgretola. Basti pensare a Fosca, che diventa l’anti-patria per il soldato Giorgio, oppure Clarimonde, che diventa l’anti-chiesa e allontana il prete Romuald dalla sua fede. Dietro le figure femminili vampiresche di questi racconti brevi ottocenteschi si legge chiaramente il timore celato di una società privilegiata maschilista di fronte alla rivelata potenza del femminile. 


f.p.

1 commento


Antonella
3 ore fa

Molto interessante!

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