Far Away: la profezia di Caryl Churchill
Rubrica: Attivismo artistico
Dai radiodrammi per la BBC negli anni Sessanta, mentre era a casa con i figli piccoli, a un'autodeterminazione sempre più radicale:
«Per anni e anni mi sono considerata una scrittrice prima ancora di considerarmi una donna, ma recentemente ho scoperto che sarei stata io a definirmi una scrittrice femminista, anziché lasciare che fossero gli altri a farlo¹».

Caryl Churchill, tra le maggiori drammaturghe di lingua inglese e prima donna a ricoprire il ruolo di playwright-in-residence al Royal Court Theatre di Londra, non parla mai pubblicamente del suo lavoro, influenzato negli anni Settanta e Ottanta dai collettivi femministi e poi approdato alle strutture narrative sperimentali dove realtà e assurdo si fondono.
Le dinamiche di potere, l’abuso, il colonialismo, la guerra e l’impatto del capitalismo sulla vita quotidiana sono solo alcune delle tematiche presenti nelle sue opere, che raccontano un’umanità che vacilla sui suoi cardini. Churchill è una scrittrice sciamanica, è la saman che nella cultura tunguso siberiana significa colei che conosce. Ne è un esempio Far Away, opera teatrale scritta nel 2000 e ambientata in un mondo che fino a poco tempo fa avremmo definito con uno dei termini più abusati della fantascienza letteraria: distopico. Descritta dalla regista teatrale Lyndsey Turner come «l'ultima grande commedia del secolo precedente e la prima grande commedia di questo», Far Away mostra come quello che ieri poteva essere considerato un tabù, con il tempo può diventare prima tollerato e poi pienamente accettato dalla società.
Quella strana cosa chiamata distanza
There is a happy land, far, far away² si sente cantare la domenica mattina nelle scuole britanniche, in particolare nelle prestigiose boarding schools³ e nelle scuole di stampo tradizionale legate alla Chiesa d'Inghilterra. Generazioni cresciute con una distorsione cognitiva e con l’illusione dell’esistenza di un ‘posto migliore’ come prospettiva motivazionale.
L’ironico Far Away di Churchill si inserisce in questo contesto con una prospettiva marxista: evidenzia il collasso di un sistema di ruoli, compiti, linee di autorità e la loro relativa tendenza al male, come in un entanglement quantistico, dove due o più particelle rimangono collegate in modo tale che lo stato di una determina istantaneamente quello delle altre, a prescindere dalla distanza che le separa.
L’intera opera è una metafora che mette in guardia dai pericoli di una società che ignora la violenza politica e normalizza il controllo autoritario, fino a quando non è ormai troppo tardi;, è una rivelazione progressiva di quanto questa realtà sia vicina, in un mondo che precipita rapidamente nella guerra con orrori totalitari e repressivi, pensati per sembrare completamente lontani dalla vita civilizzata.
La strada dell’escalation
Il primo atto si apre con uno scambio di battute tra Joan, una ragazzina, e sua zia Harper, che la ospita in un cottage nella campagna inglese. Joan non riesce a dormire perché ha visto suo zio picchiare qualcuno con una spranga.
C'era una luce accesa. È per questo che riuscivo a vedere il sangue all'interno del capanno. Riuscivo a distinguere i volti e a capire quali fossero sporchi di sangue⁴.

Joan si trova nell’età dell’innocenza, vuole comprendere la realtà che la circonda e testare le reazioni degli adulti. Ciò che ottiene invece è una sorta di gaslighting come strategia universale di fronte alle cose sgradevoli. La zia cerca di normalizzare l’uso della violenza presentandola come una misura necessaria per una sorta di bene superiore, sottoponendo di fatto Joan a un lavaggio del cervello.
Non mi sorprende che tu non riesca a dormire, è una cosa davvero sconvolgente da vedere. Ma adesso che hai capito, non è poi così male. Ora fai parte di un grande movimento che vuole migliorare le cose. Puoi esserne orgogliosa. Puoi guardare le stelle e pensare: ‘eccoci qui, nel nostro piccolo angolo di mondo, e io sono dalla parte di chi sta rimettendo le cose a posto’, e la tua anima si espanderà fino al cielo⁵.
Nel secondo atto l’azione si svolge qualche anno dopo; Joan è ormai adulta e lavora in una fabbrica di cappelli. Lei e il suo collega Todd realizzano creazioni stravaganti da far indossare ad alcuni prigionieri politici ー malconci e incatenati ー in una macabra parata.

Nella scena i personaggi trascorrono il tempo a progettare cappelli in modo quasi ossessivo, mentre il pubblico assiste alla derisione e alla disumanizzazione dei condannati a morte in un’antiutopia orwelliana, che sottolinea la terrificante capacità umana di diventare completamente insensibile alle atrocità, concentrandosi semplicemente su un lavoro banale e puramente estetico.
È davvero triste bruciarli insieme ai corpi⁶.
Joan, nel terzo atto, torna a casa di sua zia Harper dopo aver abbandonato il lavoro, mentre è in corso una guerra globale su vasta scala. È sporca, esausta, parla in modo frammentario e sembra che abbia un disturbo da stress post-traumatico. Le sue parole non sono altro che l’inquietante descrizione degli orrori a cui ha assistito e che ha vissuto durante il viaggio di ritorno: nel panorama apocalittico del mondo, dove si combatte ‘tutti contro tutti’, i confini della realtà sono distorti, ogni elemento della natura ha preso posizione e ha trasformato la Terra in un caotico campo di battaglia.

I ratti sanguinavano dalla bocca e dalle orecchie, il che è un bene, e lo stesso valeva per le ragazze sul ciglio della strada. Era estenuante stare lì perché tutto era stato reclutato, c’erano mucchi di cadaveri e, se ti fermavi a indagare, c’era qualcuno ucciso dal caffè o qualcuno ucciso dagli spilli; erano stati uccisi dall’eroina, dalla benzina, dalle motoseghe, dalla lacca per capelli, dalla candeggina, dalle digitali purpuree…⁷
Attraverso quest’ultima sequenza, Churchill, illustra il tragico e irreversibile risultato di una società fondata sulla paranoia, la violenza e l’alienazione. Solo a questo punto si capisce che il conflitto era già presente nel primo atto, come un massacro segreto e nascosto, poi sfociato in un disastro globale che divora tutto, così assoluto da assorbire anche il mondo naturale.
Dopo la normalizzazione della violenza ー con persone comuni come Harper e Todd che la accettano ciecamente, vi partecipano, la ignorano o la giustificano per integrarsi nella società ー, nell’atto finale va in scena la realtà ineludibile, frutto di quella stessa violenza, conseguenza diretta e logica di quella compiacenza e di quel compromesso morale.
Nel 2026, a distanza di quasi trent’anni dal testo di Churchill, è evidente come il terrore e la paura siano ormai forme abituali di controllo, con l'erosione delle libertà civili e la repressione del dissenso. Così, proprio come i personaggi di Far Away, c’è chi ha accettato di vivere nello status quo e di obbedire per comodità a regole e leggi impietose, in una società dove qualcosa, evidentemente, è andato storto.
¹ The Cambridge Companion to Modern British Women Playwrights, Cambridge University Press, 2000.
² Famoso inno vittoriano composto nel 1838 dall’insegnante scozzese Andrew Young che inizia con C’è una terra felice, lontana, lontanissima.
³ Collegi in cui gli studenti vivono all’interno di un campus mentre completano il proprio percorso scolastico.
⁴ There was a light on. That's how I could see the blood inside the shed. I could see the faces and which ones had blood on.
⁵ I'm not surprised you can't sleep, what an upsetting thing to see. But now you understand, it's not so bad. You're part of a big movement now to make things better. You can be proud of that. You can look at the stars and think here we are in our little bit of space, and I'm on the side of the people who are putting things right, and your soul will expand right into the sky.
⁶ It seems so sad to burn them with the bodies.
⁷ The rats are bleeding out of their mouths and ears, which is good, and so were the girls by the side of the road. It was tiring there because everything's been recruited, there were piles of bodies and if you stopped to find out there was one killed by coffee or one killed by pins, they were killed by heroin, petrol, chainsaws, hairspray, bleach, foxgloves…





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