Da "Brat" a "The Moment": la fine di un’era secondo Charli XCX
- Alessia Melotto
- 7 ore fa
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È l’estate del 2024 e sembra che tuttə ascoltino Brat, sesto album della cantante britannica Charlie XCX uscito all’inizio della stagione e che ancora prima del suo rilascio ha generato intorno a sé una grande curiosità anche grazie a una promozione capillare e accattivante. Nel giro di pochi giorni diventa impossibile aprire i social media e non sentire parlare o vedere meme sulla “brat summer”, l’idea di vivere un’estate all’insegna del divertimento sfrenato tra club fino alla mattina, musica elettronica e soprattutto il rifiuto di qualunque standard di perfezione o di successo convenzionali. Ma ben presto anche questo fenomeno, diventato rapidamente tanto virale e mainstream al punto da segnare la cultura pop come non accadeva da tempo, si è allontanato dal suo significato iniziale e dal collegamento con l’opera di partenza, sfuggendo di fatto al controllo e alle intenzioni della sua stessa creatrice.
Una lunga carriera prima di Brat

Prima è però necessario fare un passo indietro. Nata nel 1992 e cresciuta nella contea britannica dell’Essex, Charli XCX non è un nome nuovo del panorama musicale: con un percorso iniziato su MySpace e suonando a rave party a Londra quando era ancora poco più che adolescente, la cantante può infatti vantare ad oggi circa vent’anni di carriera e sei album in studio alle spalle che l’hanno consacrata nell’ambiente come uno dei nomi più importanti dell’electropop britannico. Spostandosi dai successi più pop degli inizi – come gli iconici singoli I Love It (2012, con gli Icona Pop) e Boom Clap (2014) – nel corso degli anni Charli si è creata uno spazio di sperimentazione musicale ed artistica sempre maggiore, spaziando da dischi hyperpop più introspettivi come How I’m Feeling Now, suo quarto album realizzato durante la pandemia e rilasciato nel 2020, ad altri più esplicitamente disco e con un’identità estetica e visiva ben precisa, come il successivo Crash (2022).

Il nome di Charli XCX è restato però per molti anni quasi esclusivamente collegato ai suoi pezzi più pop, rischiando di far scomparire la sua sperimentazione artistica dietro a grandi hit che non restituiscono la complessità di una carriera già molto produttiva e variegata. Prima di Brat, infatti, è soprattutto una nicchia a costituire la fanbase più attiva e affezionata dell’artista britannica e a sostenere anche i suoi tentativi meno tradizionalmente pop: la comunità LGBTQ+ che, rivedendosi nell’estetica imperfetta e camp di Charli e storicamente legata a generi come la disco music e l’hyperpop, accoglie la cantante come parte della propria cultura. La stessa Charli ha sempre dichiarato la propria gratitudine nei confronti di questa fetta del suo fandom, riconoscendo come sia stata proprio la comunità queer a sostenere la sua musica e a comprendere la sua identità artistica anche quando il pubblico mainstream faticava a farlo.
L'uscita di Brat e l'approdo nella cultura mainstream
Questo cambia nel 2024 quando, il 7 giugno, Charli XCX rilascia Brat, sesto album in studio anticipato nei mesi precedenti dall’uscita di tre singoli e da un’intensa campagna marketing, che rende il disco mainstream ancora prima della sua uscita grazie a un’estetica minimal ma immediatamente riconoscibile. Le grandi città statunitensi e non solo si popolano di “brat walls”, muri dipinti del già iconico e un po’ disgustoso verde lime della cover art dell’album che propongono indizi e messaggi criptici sul ritorno di Charli e i cui avvistamenti vengono immortalati e condivisi sui social, dove le immagini diventano subito virali.

In un processo che non fa altro che intensificarsi dopo l’uscita del disco, i temi e le suggestioni visive di Brat, ovvero il rifiuto dell’estetica della clean girl in favore di una più caotica e disordinata (ma per questo vista come più autentica), oltre che la persona pubblica di Charli XCX, innalzata a partygirl per eccellenza, trascendono i confini dell’ambiente musicale diventando un vero e proprio fenomeno di cultura popolare impossibile da ignorare. È così che i fan, e più ampiamente la gen Z, producendo video, meme e contenuti digitali di qualunque tipo con la promessa che “sarà una brat summer”, in qualche modo si appropriano di un mondo visivo, musicale e artistico che finisce per distanziarsi – a tratti anche di molto – da quanto fosse stato probabilmente pianificato e immaginato dall’artista britannica in origine.
Oltretutto, proprio grazie a questo susseguirsi di condivisioni e ricondivisioni sui social, la brat summer è ben presto arrivata anche a un pubblico generalmente molto lontano dal target di Charli XCX, trasformandosi spesso in un semplice ma vuoto pretesto comunicativo nel tentativo di cavalcare l’onda della sua viralità. Un momento emblematico in questo senso è avvenuto quando, durante la campagna elettorale per le presidenziali statunitensi nel 2024, la candidata democratica Kamala Harris ha iniziato a sfruttare il trend per la sua campagna sui social dopo l’endorsement della stessa Charli.

Se la brat summer ha consacrato definitivamente Charli XCX nel mainstream, ha però rischiato di mettere in ombra la stessa uscita del disco, in cui l’artista britannica propone una rielaborazione di suggestioni e generi dei suoi album precedenti rafforzando ulteriormente il suo legame con l’ambiente del clubbing ma mescolandovi anche riflessioni più intime e personali: i traumi intergenerazionali (Apple), l’elaborazione del lutto (So I) e l'invidia e la costante competizione a cui vengono spinte le donne nell’industria (Girl, so confusing). L’album, che ha guadagnato anche due Grammy Awards, ha riscosso grande successo di critica oltre che di pubblico, e forse anche per questo ha spinto tuttə a domandarsi: che cosa ci sarà dopo la Brat era?
"The Moment", o la fine di una partygirl
È da questa domanda che si muove il progetto di The Moment, mockumentary diretto da Aidan Zamiri che ripercorre il dietro le quinte della preparazione per il Brat tour immaginando una realtà alternativa che è la manifestazione di tutte le ansie e le insicurezze più profonde della protagonista. Nel settembre 2024, all’apice della propria fama, Charli XCX sta per partire con il tour mondiale quando, davanti al suo tentativo di allontanarsi dal fenomeno ormai al tramonto della brat summer, la sua etichetta discografica la costringe a continuare la promozione sulla stessa scia nel tentativo di capitalizzare fino alla fine sul successo dell’album.

Nonostante la riluttanza di Charli, i dirigenti dell’etichetta decidono anche di vendere i diritti del tour ad Amazon per la realizzazione di un film concerto diretto da Johannes Godwin (interpretato da Alexander Skarsgård), un regista egocentrico e misogino ma di grande successo. Ma quando il regista decide di assistere alle prove del concerto e inizia a intervenire imponendo le proprie imbarazzanti idee per rendere il film adatto alle famiglie, ignorando la visione artistica di Charli e della sua direttrice creativa Celeste, la situazione precipita trascinando la protagonista in una spirale di insicurezze e ansie.
Nato da un’idea originale della stessa Charli, The Moment non è un film concerto tradizionale, ma piuttosto è l’immaginazione pessimistica di una realtà in cui tutto sfugge al controllo della sua creatrice, costringendola a soccombere alle aspettative esterne derivate da un fenomeno che è diventato troppo più grande di lei. In un contesto in cui tutto deve essere sfruttato per un profitto economico, anche la stessa identità dell’artista diventa qualcosa su cui capitalizzare: partygirl caotica e instancabile, Charli non può mai fermarsi perché questo comporterebbe un distacco netto da quest’immagine pubblica costruita nel tempo, e soprattutto durante la promozione di Brat, di cui l’artista però finisce per essere prigioniera.

Portando avanti una satira sulla celebrity culture, The Moment è anche una riflessione critica e distaccata sulle relazioni parasociali che tradizionalmente si instaurano tra personaggi famosi e un fandom/pubblico che riflette su di loro aspettative irrealistiche e immagini idealizzate ma distanti dalla realtà, finendo spesso per restare deluso quando questa viene a galla. In questo senso, come il film suggerisce, sebbene il punto distintivo dell’estetica di Brat fosse proprio il rifiuto di standard convenzionali e rassicuranti di bellezza, ordine e identità, paradossalmente ci si aspetta che Charli sia perfetta nel suo ruolo di caotica e instancabile festaiola, lei stessa mai abbastanza brat secondo i giudizi esterni, in un’idealizzazione e inseguimento di aspettative di genere irrealistiche che, spesso, continua a essere lo standard per le donne con un’immagine pubblica, ma non solo.
È così che nel finale di The Moment, quando ormai si è lasciata trascinare in un progetto che non ha più nulla della sua visione originale, Charli si ritrova persino a essere sollevata da come sono andate le cose, perché forse solo così, con un fallimento e un tradimento tanto evidente della sua identità artistica e personale, potrà allontanarsi da qualcosa che non è più suo, ma che le è stato cucito addosso con la forza. Sebbene si tratti di uno scenario alternativo e la realtà abbia (fortunatamente) seguito un’altra strada, la rilevanza di un progetto personale e vulnerabile come questo è ancora più forte proprio perché in grado di portare a riflettere su come anche i fenomeni che fanno parte della cultura popolare non sono sempre soltanto quello che appare in superficie, ma che spesso sotto si nasconde il lavoro e la creatività di artiste che rischiano di vedere la propria identità messa sotto esame e smantellata per conformarsi ai desideri di una società sempre pronta a dimenticarsene.
a.m.




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