Archivio Aperto 2026: un festival per capovolgere il nostro punto di vista
“In una delle tante case in cui ho abitato da ragazza, a ogni stagione cresceva un cespo di cappero sulla parete rivolta a est. Era pietra nuda, mal connessa, non c'era seme che non trovasse una zolla. Ma quel cappero, soprattutto, cresceva e fioriva così superbamente, e d'altra parte con colori così delicati, che me n'è rimasta in mente un'immagine di forza giusta, di energia mite. Il contadino che ci affittava la casa falciava via le piante ogni anno, ma inutilmente. Quando abbellì la parete con l'intonaco, distese una colata uniforme con le sue mani e poi la dipinse d'un celeste insopportabile. Io aspettai a lungo, fiduciosa, che le radici del cappero avessero ancora la meglio e increspassero all'improvviso la calma piatta della parete. […] L'intonaco mise crepe, il cappero riesplose coi primi germogli.
Perciò auguro di seguitare a lottare contro l'intonaco, contro tutto ciò che armonizza cancellando.”
Elena Ferrante - La Frantumaglia
Sottosopra è stato il claim della XIX edizione di Archivio Aperto, il festival organizzato da Fondazione Home Movies - Archivio Nazionale del film di famiglia: "un invito a rovesciare il mondo, aprendo attraverso l’immaginazione nuovi varchi nella realtà. Sottosopra si può allora rivoltare la casa per ritrovare, in qualche scatola dimenticata, i film di famiglia, ma sottosopra può essere messa anche la storia.”

Il focus di quest’anno ha posto un accento sulla contro cultura, che troppo spesso è stata sistematicamente ignorata e relegata ai margini. Per questo la direzione artistica di Giulia Simi e Sergio Fant ha scelto di dare spazio ad un programma ricco di eventi che potessero ripercorrere delle tappe fondamentali delle lotte di fine '900, attraverso le testimonianze dirette di chi vi ha preso parte, il tutto - ovviamente - grazie a quella chiave dell'archivio.
Oltre al Concorso Open Frame - dedicato al riuso creativo dell'archivio in ambiente accademico e formativo - e al Concorso Internazionale, ad aprire il festival è stato un incontro e successiva proiezione con il collettivo Orfeo TV, la prima televisione di strada fondata da Ambrogio Vitali, Valerio Minnella e Stefano Bonaga, nata per provocare i media dominanti, durante il monopolio delle reti berlusconiane, e con lo scopo di proteggere la libertà d’informazione dell'Italia dell'epoca. La domanda fondamentale emersa è: chi può raccontare la realtà quando i mezzi di comunicazione delle grandi emittenti non sono in grado?
Il principio ispiratore di questa emittente microscopica, che si riceve in un raggio di 150 metri dal negozio di via Rialto dove è prodotta, è che ci siano più persone a fare la tv che a guardarla. Collettivo Orfeo TV

Si prosegue poi, venerdì 23 ottobre, con la proiezione di Radio Alice, nella suggestiva atmosfera dell'Ex Chiesa di San Mattia, un documentario di François Pain (Francia/Italia, 1976), seguita da una conversazione con il regista, Andrea Zanobetti e Franco “Bifo” Berardi, moderato da Mirco Santi.
Recuperato da Fondazione Home Movies con la collaborazione della Bibliothèque Nationale de France, il film - ancora inedito in Italia - documenta la chiusura di Radio Alice, nel marzo 1977, seguendo i protagonisti tra Parigi e Bologna. Il regista, François Pain, in stretto contatto con la Radio e il movimento, documenta anche l'arresto di Valerio Minnella, l’ultimo a dare voce ad Alice: "la polizia è entrata, siamo con le mani alzate".
Alice ha sempre trasmesso in diretta senza mai preparare niente, non c’erano programmi fissi.
La "fama francese" di Radio Alice ne testimonia l'importanza in una stagione, quella del '76-'77, che credeva nei valori della collettività e della lotta per un'informazione libera alla portata di tutti.

La radio, ascoltata in auto, nei negozi o in spazi pubblici, ha perso quella dimensione di ascolto attivo e collettivo che la rendeva così vitale negli anni '70. Eppure, in questa nuova era digitale, timide ma significative voci cercano di recuperare quello spirito.

Un ulteriore progetto del focus Upside down, dedicato agli avvenimenti del G8 di Genova, è la "documentazione video-poetica in 13 episodi del videoartivista Giacomo Verde". Il suo percorso va dal clima della Zona rossa alle cariche della polizia sul corteo, fino alla situazione attorno al corpo di Carlo Giuliani in Piazza Alimonda.
“L'operato di Verde - che potrebbe per certi versi essere definito un "documentario ermetico", rendendo la citazione iniziale dell’odore di limoni di Montale non più così casuale - è capace di restituire, attraverso il suo archivio una memoria audiovisiva dell'avvenuto, stavolta con una prospettiva militante e non istituzionale.”
Per questo motivo, dalla morte dell'artista Giacomo Verde, Solo limoni è disponibile libero da copyright su internet.
I limoni del titolo sono quelli usati per pulire gli occhi dalle sostanze dei fumogeni. Un titolo così evocativo, tuttavia, rappresenta pienamente la natura di Solo limoni. Un video che racchiude in sé molto più di quel che mostra e afferma. Eppure, mostra e afferma molto più di quel che solitamente si racconta dei fatti di Genova. Valeria Verbaro su "Frame"
Sottosopra è stato capace di comprendere tante tematiche, di raccogliere esperienze diverse di militanza e mediattivismo: non solo quelle di Orfeo TV e Radio Alice, ma anche il lavoro delle fanzine punk, riot grrrl, emo e queercore conservate da Compulsive Archive. Il filo è stato l’uso dei media autogestiti e non convenzionali per contestare i racconti dominanti e immaginare forme diverse di partecipazione, evidenziando il ruolo dell'archivio e della memoria nel fare ciò.
MF





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