Prove d'ascolto per uno sguardo oppositivo
- Francesca Viapiana

- 3 ore fa
- Tempo di lettura: 5 min
Rubrica: Donne in mostra
Tafano Cinema, un’associazione culturale milanese che si occupa di audiovisivo, ha organizzato tre serate dedicate a tre grandi pensatrici contemporanee al nuovo spazio ibrido milanese CinemaO, un’infrastruttura che tenta di ricentrare la comunità nell’ecosistema audiovisivo.
Verranno proiettate alcune Prove d’ascolto della casa di produzione e distribuzione Okta Film, ovvero incontri a due filmati tra la giornalista e scrittrice Maria Nadotti e personalità provenienti da discipline, lingue e culture diverse con lo scopo di andare controcorrente rispetto al pervasivo discorso mediatico, politico e culturale che rischia di generare passività e disorientamento.
L’introduzione e l’approfondimento sulla figura a cui la serata è dedicata sono a cura del collettivo DARNA Cinema.
La prima serata è stata il 20 maggio, dedicata a Leila Shahid, e le prossime saranno il 23, su bell hooks, e il 28 maggio, su Samah Jabr.

Il peso del reale - Leila Shahid

Si è iniziato il 20 maggio con Leila Shahid, prima donna ambasciatrice della Palestina. La conversazione del 30 settembre 2025 di Prove d’ascolto è l’ultima intervista prima della sua morte, avvenuta il 18 febbraio 2026.
Nata a Beirut nel 1949, la sua vita coincide con la “tragedia greca” della questione palestinese: nel 1948 ha avuto inizio la Nakba, l’esodo forzato e l’espulsione di oltre 700.000 palestinesi. La Palestina è stata fatta sparire e al suo posto si è insediato un focolare nazionale ebraico.
In dialogo con Nadotti, Shahid analizza la sua vita e il suo percorso di diplomatica, intrecciandolo con gli avvenimenti e le tensioni sociali e politiche contemporanee. Ha studiato antropologia all'Università Americana di Beirut, per poi lavorare nei campi profughi palestinesi fino al 1974, quando ha iniziato il dottorato in Antropologia a Parigi. È stata rappresentante ufficiale dell'Organizzazione per la Liberazione della Palestina in Irlanda dal 1989, nei Paesi Bassi nel 1990 e successivamente dell'Autorità Nazionale Palestinese a Parigi per tredici anni, a partire dal 1993. Dal 2006 al 2015 è stata Delegata Generale della Palestina presso l'Unione Europea, il Belgio e il Lussemburgo.
Shahid, in Prove d’ascolto, denuncia una forte crisi della democrazia in Europa, da lei analizzata con gli strumenti della sociologia, materia che ha appreso approfonditamente in Francia. Ciò che sostiene è l’importanza di analizzare il mondo a partire dalla cultura, prendendo coscienza di essa e del suo potere di cambiamento, parallelamente allo studio delle dinamiche politiche internazionali.
“Bisogna inventare nuove espressioni politiche per rigenerare la democrazia”: conclude così la sua conversazione per Okta Film.
Educare il pensiero libero - bell hooks
La seconda serata, il 23 maggio, sarà dedicata a bell hooks, nata all’anagrafe Gloria Jean Watkins. Il suo pseudonimo “militante”, adottato negli anni ’70, ha una valenza politica di ri-nominazione molto forte che sfida il concetto di proprietà legata all’asse maschile, creando invece un continuum femminile e quindi collettivo: il nuovo nome viene infatti dalla madre Rosa Bell Watkins e dalla nonna materna Bell Blair Hooks.
La conversazione di Prove d’ascolto con Maria Nadotti, che ha tradotto e curato l’edizione italiana di molti volumi della scrittrice, risale al 1998, realizzata presso gli Studi Televisivi dell’Università di Firenze per la serie “Archivio della scrittura delle donne in Toscana dal 1861 ad oggi”, a cura di Liana Borghi, Maria Teresa Caciagli Fancelli, Ernestina Pellegrini.
L’intervista è un percorso di liberazione del pensiero, in cui hooks affronta la fondamentale intersezione tra femminismo, antirazzismo e lotta di classe.

Nata nel Sud rurale e segregato degli Stati Uniti, arriva al femminismo a 19 anni scrivendo Ain’t I a woman? Ritrovandosi ad essere quasi l’unica donna nera nelle classi di studi di genere, denuncia ben presto il femminismo bianco borghese. Mentre le donne bianche militavano per ottenere l’accesso al lavoro – sostenendo che esso sarebbe stato la chiave per la loro liberazione – hooks afferma che le donne nere sono state sempre costrette a farlo. Ecco, quindi, che la creazione della sorellanza si dimostra possibile solo se si è tutte oneste sulle proprie origini.
Un concetto fondamentale di hooks per resistere al sistema è lo “sguardo oppositivo”, che consente di creare un’immagine di sé diversa rispetto a quella dominante, che contemporaneamente si impara a guardare criticamente.
Il pensiero critico è fortemente presente anche nella sua attività di insegnamento: in Insegnare a trasgredire. L’educazione come pratica della libertà analizza il rapporto fra autorità e studenti. Ciò che sostiene è che le persone siano socializzate ad andare d’accordo con gli altri, ad evitare il conflitto, tanto che riuscire a prendere posizione è molto difficile, soprattutto per i giovani di oggi. Avere il coraggio di andare contro i coetanei o la volontà di figure autorevoli è fondamentale per la liberazione dell’individuo e del suo pensiero. La pratica e il rapporto umano con le persone sono fondamentali per la scrittrice. Tuttavia, avverte la tendenza a un’accademizzazione del femminismo: gli studi di genere parlano un gergo che molte persone non capiscono, perché non ne hanno necessariamente gli strumenti. Inoltre, per leggere libri così difficili e densi serve tempo e per le persone che lavorano è difficile trovarlo.
Le sue parole, di quasi 30 anni fa, suonano oggi più forti che mai e fondamentali per le sfide dei femminismi contemporanei.
Il trauma coloniale - Samah Jabr
L’ultima serata, il 28 maggio, sarà dedicata a Samah Jabr, psichiatra, psicoterapeuta e scrittrice palestinese. Avvenuta il 21 settembre 2025, la conversazione si concentra sul pensiero critico di Jabr, applicato in modo molto radicale a tutta la disciplina della psichiatria e della psicoanalisi, mettendone in discussione il ruolo e la funzione. La psicoterapeuta sostiene che vivere oppressi e sottomessi all’ingiustizia sia incompatibile con la salute psicologica e che ogni sintomo abbia un significato, spesso da ricercare nel contesto politico vissuto dal paziente. Il suo lavoro si concentra spesso sul trauma collettivo e su come le diverse testimonianze aiutino a riscrivere la storia e a conservarne la memoria, nonostante i ricordi dei singoli individui siano danneggiati da eventi traumatici.

Anche le discipline che studiano la psiche vanno decolonizzate e contestualizzate: la psicoterapia di Jabr continua a spostarsi tra la storia personale e la storia di uno spazio comune, che rende evidente come i sintomi di origine non organica raccontino la storia di un trauma. Non sono quindi risolvibili con farmaci, come vuole la medicina dominante, ma con la psicologia.
La struttura politica può avere un ruolo molto patologizzante: il modello biopsicosociale della psichiatria non tiene in considerazione l’oppressione strutturale che genera e interagisce con la predisposizione individuale alla vulnerabilità psicologica. Ad esempio, l’aumento di disturbi alimentari nelle persone in Cisgiordania non può essere separato dalle dinamiche di potere a cui sono sottoposte. Anche il concetto di trauma è troppo generale, perché non crea distinzione tra un trauma da incidente, con inizio e fine, e un trauma coloniale, cronico, collettivo e intenzionale.
Jabr denuncia il fatto che ancora oggi alcuni professionisti di salute mentale definiscono “nevrotico” chi nel mondo esprime solidarietà a Gaza, e “sociopatici” i palestinesi della Striscia. Questi sono discorsi che legittimano il genocidio e lo sterminio: è per questo fondamentale mettere in discussione e de-ideologizzare concetti così potenti, uno fra tutti il terrorismo, che disciplina e limita la rabbia e l’autodeterminazione di popoli sottomessi.
“Spaziando dalla questione palestinese all’educazione del pensiero libero, fino al trauma coloniale, i dialoghi delle Prove d’ascolto non cercano facili risposte ma interrogano tanto il presente quanto la storia. Uno spazio creato da Okta Film con Maria Nadotti e fondato sull’ascolto, il silenzio, la parola e i corpi", così il comunicato stampa dell’evento.
Le serate si terranno alle ore 19.00 al CinemaO, in via Luigi Cirenei 6A a Milano. L’ingresso è gratuito con tessera.
Tutte le Prove d’ascolto, oltre quelle di queste serate, sono disponibili sul sito di Okta Film, in cui sono presenti anche degli approfondimenti.
f.v.




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