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Ritmo rituale: la musica nella cultura Vodou

Aggiornamento: 23 gen

La cultura Vodou affonda le sue radici nella tradizione dei popoli originari dell’Africa Occidentale, in particolare tra gli Yoruba, sviluppandosi poi nei Caraibi, ad Haiti, a Cuba e successivamente in Louisiana.

Le pratiche al centro di questo complesso sistema religioso si svolgono quasi sempre di notte e coinvolgono tutta la comunità con l'obiettivo comunicare con l’aldilà, procedimento che richiede diverse ore di preparazione.


rituale vodou haitiano
Rituale Vodou- Haiti

Il movimento corporeo, ovvero la danza, è il fulcro del rituale Vodou: accompagnata da canti e musica, strumenti a percussione, rappresenta il mezzo più immediato per entrare in contatto con gli spiriti, gli Iwa, e tutto l’insieme delle attività preparatorie – quali (in passato) sacrifici di animali e disegni di simboli sacri – viene comunemente chiamato Dans.

Nel suo saggio The Sacred Music and Dance of Haitian Vodou from Temple to Stage and the Ethics of Representation, la ricercatrice ed etnomusicologa Lois Wilcken si concentra sull’uso che i vodouisti fanno del ritmo e della musica. Il periodo trascorso con la comunità haitiana-newyorkese della compagnia teatrale La Troupe Makandal le ha permesso di concentrare i suoi studi sulla possessione spiritica durante i rituali Vodou e su una pratica nello specifico, chiamata Bira, nella quale viene usato un piccolo strumento denominato mbira. In essa, come in altre cerimonie, i tamburi guidano il ritmo dei danzatori, determinando il flusso del rituale. La musica – accompagnata da canti in creolo – è fondamentale: percussioni come il boka, il manman e il bata, suonate in modo da produrre onde sonore che stimolano il corpo e la mente, creano contrappunti ritmici chiamati kase che possono destabilizzare chi partecipa, inducendo uno stato di trance.


Coperta con serpenti per il rituale sacro Danbala
Coperta con serpenti per il rituale sacro Danbala

Maya Deren [...] definiva la danza Vodou ‘meditazione del corpo’: in genere, due battiti lenti dell'ensemble di tamburi accompagnano un unico schema di danza. I dettagli del movimento caratterizzano una nazione spirituale. La danza yanvalou, ad esempio, imita il movimento di un serpente. [Durante il rituale Danbala] si concentravano interamente sul serpente sacro e ne utilizzavano persino uno vivo.”

Lois Wilcken



Le Mambo: custodi della musica sacra

A dirigere questi rituali spettacolari troviamo – molto di frequente – delle sacerdotesse, le Mambo. Queste ultime svolgono un ruolo demiurgico essenziale, fungendo da mediatrici tra il mondo spirituale e quello terreno, custodi di conoscenze ancestrali, procedure sacre che vengono considerate la linfa vitale delle cerimonie. Le Mambo indossano abiti tradizionali ricchi di simboli e amuleti e si concentrano nel condurre i canti e le danze che permettono di entrare in sintonia con gli spiriti, invitandoli a scendere tra i vivi e a partecipare attivamente alle cerimonie.


Il Vodou è una delle forme di spiritualità più progressiste al mondo, in quanto una donna può raggiungere il vertice del sacerdozio. Riuscite a immaginare di riconoscere e premiare il potenziale spirituale delle donne nelle religioni giudaico-cristiane o nelle grandi religioni asiatiche nominando donne vescovi, papi e imam? Sarebbe un vero colpo di scena! Le donne sono leader spirituali ad Haiti. Lois Wilcken


Lois Wilcken con La Troupe Makandal negli anni '70
Lois Wilcken con La Troupe Makandal negli anni '70

Il Pantheon delle divinità Vodou è effettivamente costellato di figure femminili molto potenti, basti pensare alla triade sacra formata da Santa Marta Dominadora, Maîtresse Erzulie e Maman Brigitte. La prima, Santa Marta detta “la dominatrice”, è una tra le dee più venerate dai vodouisti: le sue origini sono intrecciate al credo cristiano, i suoi poteri riguardano la protezione ed ha, infatti, una forte connessione con la popolazione di Haiti.


Pittura di Santa Marta Dominadora, figura fondamentale del Vodou Haitiano
Santa Marta Dominadora

Simbolo di resilienza in situazioni di oppressione, le donne trovano in lei una fonte di ispirazione e di sostegno nella loro lotta per l’emancipazione.

Erzulie, invece, viene venerata per la sua indiscutibile bellezza: incarna il desiderio, la passione e l’eleganza ed è rappresentata con un’abbondanza di simboli quali fiori e cuori. La dea è capace di influire profondamente sulle relazioni amorose, portando armonia e gioia, ma anche sfide, in quanto il suo potere non è unidimensionale.

Infine, Maman Brigitte è conosciuta come custode dei defunti e rappresentante dell’oltretomba. Presente sia nella tradizione Vodou haitiana sia in quella afroamericana, funge da mediatrice tra il mondo terreno e quello ultraterreno: nota per il suo senso dell’umorismo e la sua natura vivace – caratteristiche che ricordano che la vita e la morte sono due facce della stessa medaglia – la sua presenza è associata a rituali di sepoltura e comunicazione con l’aldilà.

La struttura intrinsecamente matriarcale della cultura Vodou – emersa dalle numerose ricerche di Wilcken – testimonia la sua capacità di donare una nuova interpretazione, questa volta positiva, alla stregoneria esercitata da figure femminili. Se pensiamo all’eterna dicotomia tra la religione associata all’autorità maschile, come quella papale – sicura e istituzionalizzata – e l’interpretazione che abbiamo ereditato nei secoli del potere streghesco femminile – oscuro e sconosciuto – il Vodou sembra anni luce più progredito delle religioni occidentali, capace di tramandare valori di unione e rispetto, ponendo sullo stesso livello chiunque riesca a comunicare con un mondo superiore al nostro, indipendentemente dal genere



Cécile Fatiman e l’importanza del Vodou nella resistenza haitiana

Se le figure proposte fino ad ora sembrano avere fondamenti più o meno mitici, una sacerdotessa la cui esistenza è stata recentemente documentata è la Mambo Cécile Batiman, protagonista della storica cerimonia che ha portato all’indipendenza di Haiti.La notte del 14 agosto 1791, un gruppo di schiave e schiavi delle piantagioni vicine a Bwa Kayiman (conosciuta con il suo nome francese Bois Caïman), si sono riuniti per presenziare ad un rituale religioso tra i boschi di Le Cap, nella colonia francese di Saint-Domingue. Il rituale viene considerato sia un momento religioso che un incontro strategico da parte dei cospiratori che hanno poi pianificato una rivolta contro i proprietari bianchi delle piantagioni. Durante la notte, infatti, i presenti hanno giurato di perire piuttosto che continuare a sottostare alle condizioni disumane delle colonie. Il rito officiato da Batiman, che ha incluso preghiere per donare unità e forza degli schiavi, ha creato un momento di coesione spirituale capace di incarnare perfettamente i valori del Vodou. La Mambo è perciò ricordata come una figura di spicco della resistenza haitiana ed è tutt'oggi simbolo di orgoglio nazionale e di spiritualità.


Cerimonia di Bwa Kayiman

Buon Signore che ogni giorno fai risplendere su di noi il sole, lo fai sorgere dal mare, che fai ruggire le tempeste; e governi i tuoni, Signore che ti nascondi in cielo e da lì ci guardi. Il Signore vede ciò che i bianchi hanno fatto. Il loro dio ha comandato questi crimini, ma i nostri ci hanno dato benedizioni. Il Buon Dio ordina vendetta. Egli darà forza e potenza alle nostre braccia e coraggio ai nostri cuori. Egli ci sosterrà. Abbattiamo le immagini del dio dei bianchi, perché è lui che fa scendere le lacrime dai nostri occhi. Per la libertà che risuona ora nei nostri cuori.” Preghiera dalla cerimonia di Bwa Kayiman


La cerimonia sacra di Bwa Kayiman ha segnato l’inizio della rivoluzione di Haiti e il Vodou gioca quindi un ruolo essenziale nella costruzione dell’identità nazionale, ma è diventata anche uno strumento – nelle mani dei colonizzatori – per accusare la comunità di avere tradizioni primitive, di essere succube di una natura selvaggia e che si discosta dalla sacralità del cattolicesimo. I successivi governi locali e l’occupazione di Haiti da parte degli Stati Uniti (1915-1934) hanno ulteriormente criminalizzato il Vodou e la cultura di massa si è appropriata della figura dello zonbi: il “corpo senz'anima” simbolo della leggenda haitiana.


La copertina della prima edizione del romanzo The Magic Island (1929)
La copertina della prima edizione di The Magic Island (1929)

L’archetipo del “non-morto” – entrato poi nel mostruoso folklore halloweeniano nordamericano – è stato introdotto per la prima volta nel romanzo The Magic Island (William Seabrook, 1929) la cui trama intende trasmettere un messaggio preciso: Haiti ha bisogno dei bianchi nordamericani per risolvere i problemi causati dalla propria ignoranza e superstizione

Ancora oggi, le rappresentazioni Vodou scadono spesso nella parodia e la cultura viene stigmatizzata per via del suo rapporto con una dimensione che, nelle dinamiche occidentali, è sempre stata temuta: la morte. Il Vodou emerge, piuttosto, come una testimonianza sincera di scoperta della propria identità, un rituale che ha saputo mantenere vivo il legame con le proprie origini pur dovendosi adattare ad altre culture. Riconoscerne la ricchezza e la profondità significa aprirsi a un patrimonio universale che celebra la vita, ma soprattutto la morte, come strumenti di emancipazione e di resistenza.




M.F.


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