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Bad Bunny come diversivo per la rivendicazione latino americana

È già passato un mese da quando Bad Bunny si è esibito durante l’Halftime Show del Super Bowl, attirando l’attenzione a livello mondiale per le sue sfumature politiche; l’artista ha fatto numerosi riferimenti a Puerto Rico (sua terra natale), evocando sia il suo passato coloniale sia l’attuale oppressione che l’isola sta vivendo da parte del governo statunitense

Il palco era circondato da piantagioni di canna da zucchero e ballerini latini, oltre ad altri elementi caratteristici come Las Piraguas, il pugilato, le estetiste e un gruppo di persone anziane che giocavano per strada. Tutto era disposto in modo armonioso per creare un’atmosfera latina piena di energia. 


Bad Bunny canta all'Halftime Show del Super Bowl

Durante l’esibizione, Bad Bunny esalta l’esistenza latina e rivendica orgogliosamente le sue radici, in un contesto internazionale in cui i discorsi xenofobi e razzisti hanno acquisito sempre più forza negli ultimi anni. Tuttavia, è inevitabile chiedersi fino a che punto questa visibilità si possa tradurre effettivamente in un beneficio concreto per la cultura latina.


Tutto il mondo vuole essere latino?

“La capital del perreo, ahora todos quieren ser latino” 

Album cover DeBÍ TiRAR Más FOTos
Copertina dell'album DeBÍ TiRAR Más FOTos

La musica è sempre stata uno dei mezzi attraverso cui l’America Latina ha ottenuto riconoscimento a livello mondiale, generi come la salsa, la ranchera e soprattutto il reggaetón hanno contribuito a collocare il continente e i suoi abitanti nell’immaginario geografico internazionale. Oggi si potrebbe affermare che Bad Bunny sia il principale esponente della cultura latina nella sfera popolare, oltre a essere stato l’artista più ascoltato su Spotify nel 2025, il cantante ha vinto il Grammy per l’album dell’anno, assegnato per la prima volta a un disco completamente in spagnolo.

DeBÍ TiRAR Más FOTos è probabilmente il suo album più politico finora, in cui canta direttamente delle pratiche estrattiviste e dello sfruttamento che hanno segnato storicamente l’isola di Porto Rico. Inoltre, il progetto è caratterizzato dall’uso di oggetti quotidiani della cultura latina, che sono sempre stati considerati segni di povertà e precarietà, trasformandoli in elementi di rivendicazione e orgoglio. 


Retorica dello sfruttamento

Da questo punto di vista, è facile pensare che l’inclusione della cultura latina sia sempre più forte e che il mondo stia finalmente aprendo le proprie porte. Tuttavia, questo sogno svanisce quando si diffondono  notizie secondo cui nei Paesi del Nord del mondo migliaia di persone, intere famiglie e persino bambini vengono disumanizzati e violentemente sfruttati. I discorsi d’odio si sono intensificati, le politiche migratorie sono diventate sempre più protezioniste e accompagnate da misure di attuazione più violente.


La retorica è evidente: la ricchezza di questi Paesi si è storicamente costruita attraverso l’estrazione di risorse, lo sfruttamento della terra e del lavoro dei popoli latinoamericani e africani, perpetuando la dipendenza e la precarietà; la colonizzazione non ha riguardato solo il territorio ma anche la stessa prosperità. In altre parole, si è sottratto senza limiti e senza considerazione; eppure sono i popoli latini quelli considerati in debito con il mondo, quelli che devono essere controllati e tenuti ai margini. Finora, dall'America Latina si è voluto tutto; tuttavia, quando il concetto di cultura latina smette di essere solo un'idea per concretizzarsi in persone reali, diventa fonte di disprezzo e disapprovazione. 


Neocolonialismo ed esportazione culturale

Il neocolonialismo è un concetto utilizzato per descrivere i rapporti di dominio che si perpetuano dopo un passato coloniale, attraverso dinamiche di sfruttamento e coercizione più sottili. Questo concetto si adatta perfettamente a questa situazione, perché non si possono ignorare gli interessi economici che ruotano attorno a spazi come l’Halftime Show del Super Bowl, noto per essere uno degli eventi musicali più importanti degli Stati Uniti e per promettere uno spettacolo grandioso con gli artisti più celebri del momento.


Bad Bunny canta all'Halftime Show del Super Bowl
Bad Bunny con la bandiera del Porto Rico

In questo contesto, grandi aziende statunitensi come la NFL o Apple Music sono tra i principali sponsor e, come spesso accade, anche le maggiori beneficiarie economiche del successo di questi eventi.

Da questo punto di vista, anche se Bad Bunny mette in scena un vero e proprio spettacolo sull’emancipazione e il riconoscimento della cultura latina in uno spazio profondamente statunitense, sono comunque i grandi colossi stranieri a trarne il massimo vantaggio, capitalizzando su una presunta rivoluzione, mentre la storia si ripete ancora una volta, come un ciclo continuo. Guadagnano milioni appropriandosi di stile, ritmo, colore e danza, per comprimerli in un prodotto facile da vendere. Un prodotto oggettivato, controllato e perfezionato, perché ciò che è latino diventa desiderabile solo quando si trasforma in un prodotto che promette gioia, speranza e intrattenimento, ma soltanto per un tempo limitato.


Ecco perchè si chiama performance

Alla fine, l'Halftime Show non è altro che questo: uno spettacolo. Per quanto politico possa essere il messaggio o provocatori i simbolismi utilizzati, esso non oltrepasserà mai la barriera della performatività, perchè non è mai stato progettato per essere qualcosa di diverso.


La domanda non è se Bad Bunny offra o meno una buona rappresentazione della cultura latina, né se la sua agenda privilegi la capitalizzazione o la rivendicazione. In entrambi i casi, la risposta è che semplicemente lui non può bastare, né sul piano concreto né su quello simbolico. 

Una sola persona non può rappresentare un continente così diverso come l’America Latina, con una molteplicità di modi di abitare, di essere e di relazionarsi che non potrebbero mai stare in una performance di meno di quindici minuti. E anche se la musica latina sembra travolgere il mondo e l’interesse cresce sempre di più, le dinamiche diseguali di potere e la subordinazione economica restano, così come la violenza e la discriminazione.


È evidente che quel sentimento di “amore” per ciò che è latino riguarda soprattutto la performance perfettamente orchestrata costruita attorno a Bad Bunny. In questa ondata di popolarità della cultura latina, è lui l’unico a rientrare nel ristretto margine di “accettazione” che si è aperto; non le persone reali, che sono le vere proprietarie della cultura oggi consumata.


Una rivoluzione con sangue latino

Bad Bunny Together we are america

L’intenzione non è sminuire o ridurre l’importanza della performance di Bad Bunny al Super Bowl, che ha comunque permesso una minima visibilità e voce politica per la comunità latinoamericana: il suo attivismo, pur essendo performativo, è utile. Tuttavia, è altrettanto importante sottolineare che lo è solo fino a un certo punto. 

Per una vera rivendicazione servono più rappresentazioni, più voci; servono più persone latine con forza e potere in spazi in cui non ci si aspetta che stiano: non solo nella musica, ma anche nel mondo accademico, nella letteratura, nelle arti, nell’innovazione… occupando lo spazio che spetta loro di diritto.

L’unica rivendicazione che può davvero avere successo è quella che viene dal basso, quella che rende visibili permette di far sentire le voci delle persone latine, in un mondo che ha sempre cercato di silenziarle.


a.m.r

Traduzione di Doha Zahrane

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Aqui la versión en español:


Bad Bunny como una cortina de humo para la reivindicación latino americana


Ya fue hace un mes que Bad Bunny realizó su presentación en el Halftime Show del Super Bowl, la cual llamó la atención a nivel mundial por sus matices políticos, haciendo múltiples referencias a Puerto Rico (su tierra natal) tanto a su pasado colonial, como a la opresión actual que vive la isla por parte del gobierno estadounidense. El escenario estaba rodeado por plantaciones de caña de azúcar y bailarines latinos, además de otras alusiones como las piraguas, el boxeo, las manicuristas y un grupo de personas mayores jugando en la calle. Todo estaba armónicamente posicionado para crear un ambiente latino lleno de energía. 



A lo largo de la presentación Bad Bunny enaltece la existencia latina y reivindica orgullosamente sus raíces en un escenario internacional donde los discursos xenófobos y racistas han tomado cada vez más fuerza en los últimos años. Sin embargo, es inevitable preguntarse hasta qué punto esto realmente se transforma en un beneficio real para la cultura latina


Todo el mundo quiere ser latino? 

"La capital del perreo, ahora todos quieren ser latino” 
Album cover  DeBÍ TiRAR Más FOTos
Album cover DeBÍ TiRAR Más FOTos

La música ha sido un medio por el cual América Latina ha logrado obtener reconocimiento a nivel mundial, géneros como la salsa, la ranchera, y sobre todo el reggaetón han ayudado a posicionar el continente y sus habitantes en el imaginario geográfico internacional. Actualmente podría afirmarse que Bad Bunny es el mayor exponente de la cultura latina en la esfera popular, pues además de haber sido el artista más escuchado en Spotify del 2025, ganó el Grammy al Álbum del Año, que fue, por primera vez, dado a un álbum completamente en español. 

DeBÍ TiRAR Más FOTos es probablemente su álbum más político hasta el momento, ya que en él canta directamente sobre las prácticas extractivistas que se han dado históricamente en la isla de Puerto Rico. Además se ha caracterizado por el uso de artículos cotidianos de la cultura latina, que han sido siempre considerados como signos de pobreza y de precariedad, lo cual impulsa un discurso de reivindicación y de orgullo. 


Retórica de la explotación 

En este sentido, es fácil pensar que la inclusión de la cultura latina es cada vez más fuerte y que el mundo está abriendo finalmente sus puertas; no obstante, este sueño se desvanece cuando salen las noticias que en países del norte global miles de personas, familias enteras e incluso niños son deshumanizados y violentamente explotados. Los discursos de odio se han exacerbado, las políticas migratorias se han vuelto cada vez más proteccionistas y sus implementaciones más violentas. 


Es fácil encontrar la retórica, la riqueza de estos países ha sido construida históricamente a partir de la extracción de recursos, de la explotación de la tierra y el trabajo de los pueblos latinoamericanos y africanos, perpetuando la dependencia y la precariedad, la colonización no solo fue del territorio pero en si de la prosperidad. Es decir, se ha tomado sin límites, sin consideración, y aún así los pueblos latinos son los que le deben al mundo, los que han de ser controlados y apartados. Hasta este punto, de América Latina se ha querido todo, sin embargo, cuando el concepto de cultura latina pasa de ser solamente un concepto a materializarse en personas reales, se vuelve fuente de desprecio y desaprobación. 


Neocolonialismo y extractivismo cultural 

El neocolonialismo es un concepto utilizado para describir las relaciones de dominación que se  perpetúan después de un pasado colonial, a través de dinámicas de explotación y coerción más sutiles. Este concepto encaja perfecto en el marco de esta situación, pues no se pueden ignorar los intereses económicos que se mueven en espacios como el Super Bowl Halftime, el cual es conocido por ser uno de los eventos musicales más importantes en Estados Unidos, prometiendo un show espectacular con los artistas más reconocidos del momento.


Bad Bunny con la bandera de Puerto Rico
Bad Bunny con la bandera de Puerto Rico

De esta forma son grandes empresas estadounidenses como la NFL o Apple Music las principales patrocinadoras, y al final, como muchas otras las principales beneficiadas económicamente por el éxito de estos eventos. 

En este sentido, aunque Bad Bunny realice todo un espectáculo sobre la emancipación y el reconocimiento de la cultura Latina en un espacio profundamente estadounidense, siguen siendo los gigantes extranjeros los mayores beneficiados, quienes capitalizan sobre una supuesta revolución, pero la historia se vuelve a repetir, como un bucle. Pues ganan millones extrayendo estilo, ritmo, color y baile, para estrecharlo en un producto fácil de vender. Objetivado, controlado y perfeccionado, por que lo latino solo es algo deseable cuando se trata de un producto que promete alegría, esperanza y entretenimiento, pero solo por un tiempo limitado. 


Por eso se llama un performance 

Al final, el Halftime Show no es nada más que eso: un show; por más político que pueda llegar a ser su mensaje, o por más provocadores que puedan ser los simbolismos utilizados, nunca sobrepasará la barrera de la performatividad, pues nunca fue diseñado para ser algo más. 



La pregunta no se encuentra en si Bad Bunny hace una buena representación de la cultura latina o no, o si en su agenda está primero la capitalización o la reivindicación; pues la respuesta, en ambos casos, sería que simplemente él no es suficiente, ni en materia, ni en propósito. 

Pues en una sola persona no puede recaer la representación de un continente tan diverso como lo es América Latina, con una vastedad de formas de habitar, ser y relacionarse que nunca cabrían todas en una presentación de menos de 15 minutos. Y aunque la música latina parezca arrollar en el mundo y el interés se vea cada vez más suscitado, la realidad es que las dinámicas desiguales de poder y la subyugación económica permanecen, así como continuan la violencia y la discriminación.


Es evidente que aquel sentimiento de “amor” por lo latino es solo por el performance perfectamente orquestado que se ha producido alrededor de Bad Bunny, pues en esta ola de popularidad de la cultura latina, él es el único que cabe en el pequeño rango de “aceptación” que se ha abierto, mas no los seres humanos reales que son los verdaderos dueños de la cultura que hoy se consume. 


Una revolución con sangre latina 


La intención no es demeritar, o restar importancia a la presentación realizada por Bad Bunny en el Super Bowl, la cual al fin permite un mínimo de visibilización y voz política para la comunidad latino americana; su activismo, aunque performativo, es útil. Sin embargo, es igual de importante resaltar que es útil hasta cierto punto,  pues para una verdadera reivindicación se necesitan más representaciones, más voces, se necesitan más latinos con fuerza y poder en espacios donde supuestamente no deberían estar, en donde “no caben”; y no solo en el área de la música, sino también en la academia, la literatura, las artes, la innovación, etc, ocupando el espacio que les pertenece por derecho. 

La única reivindicación que puede ser exitosa será aquella que venga de abajo, la cual permitirá que se visibilice y que se oiga la voz de las verdaderas personas latinas, en un mundo que siempre las ha querido apagar. 


a.m.r




1 commento


Ospite
8 ore fa

Bravissime...

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