Camille Claudel: scultura e oblio
- Barbara Brutto

- 3 giorni fa
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Rubrica: Vita da Strega
Camille Claudel è stata una scultrice francese dalle doti prodigiose. La sua vita intensa e travagliata, caratterizzata da una serie di vicende personali piene di drammaticità, non le impedì di diventare una delle pochissime donne scultrici ad affermarsi, seppur brevemente, nel settore dell’arte di quell’epoca. Ma a distinguerla dalle colleghe (e non si tratta di una caratteristica positiva) è l’essere stata dimenticata come persona e artista non solo dopo la sua morte, ma durante la sua stessa vita.
Le origini, l’infanzia e il primo approccio alla materia
Claudel nasce nel 1864 in un piccolo borgo della Piccardia, Villeneuve-sur-Fère, a nord di Parigi, in un contesto pullulante di attività artigianali e di lavoro manuale che plasmano indubbiamente la sua indole giovanile.
Il padre è un funzionario pubblico amante dell’arte e della letteratura, tanto da creare una biblioteca di volumi che includono i classici greci e latini, ma anche testi anticlericali. Al contrario la madre, proveniente da una famiglia cattolica, ha un carattere spigoloso e rigido: non ha mai accolto la sua nascita, probabilmente a causa della perdita del primogenito, mostrando sempre un atteggiamento freddo, distaccato e anaffettivito. Questo incide inevitabilmente sulla vita di Claudel e la porta a sviluppare un carattere irrequieto e violento, diventando colerica e irruenta, sfogando il suo disagio direttamente sulla materia. Già a sei anni modellava la creta, anticipando chiaramente la sua esigenza di creare e trasformare i materiali, scontrandosi con la madre che disapprovava aspramente questa passione, e in generale qualsiasi decisione della figlia. Il fratello, Paul, si ispira alla passione artistica della sorella e diventa poeta, sottolineando più volte nei suoi scritti la disfunzionalità della sua famiglia.

La formazione artistica e l’incontro con Rodin
Il padre comprende fin da subito la vocazione della figlia, cercando di offrirle tutte le possibilità per coltivare il suo talento. Per questo, decide di impartirle un'istruzione superiore e la affida a Albert Boucher, uno scultore che coglie immediatamente il talento della giovane ritenendola degna dell'Académie des Beaux Arts di Parigi, tuttavia ancora preclusa alle donne. Il maestro allora la indirizza verso l’accademia Colarossi, un istituto d'avanguardia dove Claudel può accedere e come lei altre giovani artiste. Fin dai primi mesi di studio si dimostra intraprendente e pronta ad apprendere il mestiere. Spinta da un forte desiderio di indipendenza si allontana dalla famiglia e a soli diciassette anni affitta, con altre due allieve dell’accademia, un atelier personale dove poter scolpire indisturbate. A cambiare drasticamente il suo destino artistico e privato è l'incontro con il celebre scultore Auguste Rodin, chiamato a sostituire la docenza di Boucher.
L’ingresso nell'atelier di Rodin
Rodin rimane fin da subito affascinato dalla figura di Claudel, sia per le sue doti sia per il suo sguardo ribelle. Così, diventa prima sua prediletta, poi musa e collaboratrice.
Nel 1884, data la sua grande bravura e capacità, entra nell'atelier di Rodin come modella e sbozzatrice. Qui ammalia tutti con il suo talento e viene ammirata per la padronanza con cui si muove a contatto con una materia prima da sbozzare, poi da plasmare e infine da levigare. Rodin la introduce nel panorama artistico dell'epoca, fatto di artisti, mercanti d’arte e committenti pubblici; così Claudel, grazie alle sue capacità, non solo emerge, ma si sente immersa in una realtà che la soddisfa.
La relazione con Rodin
Il rapporto con il maestro diventa sempre più intenso: nonostante lui abbia 24 anni più di lei, una compagna e un figlio, i due iniziano a frequentarsi anche fuori dall’atelier. A legarli non è solo il processo creativo e la reciproca influenza artistica, ma anche un modo affine di concepire e affrontare la vita, lontana da condizionamenti e vincoli della società.

L’esistenza di Claudel è vissuta alla costante ricerca dell’amore, prima della madre e poi di un uomo, Auguste Rodin, che per età, genere e status l’ha influenzata ad una promessa di vita insieme. Dalle lettere che lei scrive al maestro emerge il suo carattere impulsivo ma anche la sua necessità di stringere un legame stabile, accompagnata dalla sua fame di affetto. Quando si allontana da lui scrive lettere piene di passione, in cui emergono i primi segni di una gelosia che sfocerà in folle ossessione. Claudel nelle sue lettere esprime anche una passione esasperante per la scultura, mostrando un desiderio incalzante e costante di plasmare la materia, come se fosse un esigenza fisica. La relazione con Rodin non fa altro che alimentare questo fuoco dentro la giovane e le insegna ad affinare la tecnica, pur capendo fin da subito che possiede in modo innato tutti gli strumenti per diventare una scultrice di successo. Questo momento, ricco di produzione artistica ed esposizioni, mette in luce il suo talento attraverso opere interamente sue dall’idea alla realizzazione. Caratterizzate da un approccio intimo, le sculture di Claudel manifestano l’intenzione di scolpire nella materia sentimento ed emotività . Rodin, consapevole delle sue capacità – talvolta inarrivabili per lui – non perde l’occasione di sfruttarle nelle sue sculture: di frequente, infatti, le chiede di completare un’opera, proprio nelle parti più complesse. Mani e volti sono elementi che recano traccia di una sensibilità artistica diversa da quella di Rodin, molto più profonda e femminile.
Le opere: Sakountala è l’onda
L’artista, nel 1886, realizza Sakountala, opera in cui molti vedono un'anticipazione del celebre Bacio di Rodin, ma che risulta essere più passionale, caratterizzata da movimenti fluidi ed espliciti. Tutti i personaggi scolpiti da Claudel sembrano essere posseduti dal desiderio di liberarsi dalle costrizioni, con uno sguardo ricco di speranza rivolto verso l’alto: i corpi sono tesi e le braccia sollevate in segno di supplica.
La sua produzione avanza alla costante ricerca di un equilibrio tra movimento e staticità, che si plasma nell'onice e nel bronzo della scultura l’onda. L’opera rappresenta tre piccole figure, sulle quali incombe un’onda minacciosa pronta a travolgerle. Molti critici vedono in essa una nota autobiografica, espressa da quel perenne senso di imminente catastrofe che Claudel sperimenta più volte nella sua vita.
L’età matura e l’espressione artistica del distacco
Questo si verifica anche quando si separa da Rodin, un evento che la induce in una totale perdizione. Claudel interpreta la decisione come un tradimento e sviluppa delle manie di persecuzione che la portano a segregarsi nel suo atelier, dove cerca di cancellare ogni traccia del maestro dalle sue opere. Questo suo stato, diviso tra rabbia e dolore, emerge nell’opera L’età matura, massimo grado della sua espressione artistica, che rappresenta una giovane donna in ginocchio, protesa verso un uomo molto più anziano di lei che le dà le spalle, sospinto da una donna dal volto quasi grottesco. L’opera è intuibilmente l’impietosa rappresentazione dell’abbandono da parte del suo maestro e la donna con le braccia tese altro non è che la stessa Claudel. Per ripicca, avvia una frequentazione con il pianista Debussy, ammaliato dalla sua bellezza e dal suo
temperamento, ma il peggioramento delle sue condizioni di salute porrà fine alla loro relazione.
L’isolamento e la distruzione delle opere
Qui inizia l’ultimo capitolo della sua vita, quello più duro e sofferto: i segni della sua follia si manifestano in un delirio persecutorio e in un decadimento paranoico, specialmente nei confronti di Rodin. Claudel si sente minacciata e screditata dall’ex-compagno, sostenendo che si fosse attribuito la paternità delle opere da lei realizzate, affermazione non fondata sull’impeto della pazzia ma derivata da deduzioni reali. Per questo motivo l’artista si isola nel suo atelier, dove proibisce a chiunque di entrare, iniziando a distruggere le sue stesse opere per paura che fossero erroneamente attribuite a Rodin o addirittura che fosse lui stesso a rubarle per appropriarsene. Smette di scolpire e gira di notte per le strade di Parigi senza riuscire a dare una forma al mondo che la divora dall’interno.
Il padre le sta vicino, fornendole soldi e vestiti, mentre il fratello, con cui aveva un rapporto stabile, si allontana per paura che il delirio della sorella possa colpire la sua reputazione di diplomatico e scrittore. Anche lui è tormentato da una vita segnata dal desiderio di emulare il coraggio e l’indipendenza della sorella, ma anche dalla parallela volontà di compiacere la madre. La famiglia si dimostra sempre più ostile a Claudel, sempre più intrappolata in un vortice tormentoso che la porta a scolpire e distruggere le proprie opere.
La privazione della libertà artistica e la reclusione
Nel 1913 solo una settimana dopo la morte del padre, l’unico che la sosteneva e la aiutava economicamente, viene rinchiusa in un ospedale psichiatrico. Questo porta l’artista ad un passo dalla follia e, disperata, inizia a scrivere a chiunque, usando toni diversi: fiduciosi, sarcastici e disperati.
Scrive alla madre con una senso di tragica ironia: “Cara Signora Claudel, ha intenzione di farlo durare a lungo questo scherzo?”
Quando non riesce a sopportare la verità terribile di essere stata abbandonata dai suoi stessi familiari e costretta a vivere da reclusa per loro volontà, si convince che a suggerire l’internamento sia stato Rodin e scrive parole durissime contro di lui:
“Mi hanno spedito a far penitenza nei manicomi dopo essersi impossessati dell’opera di tutta la mia vita… è lo sfruttamento della donna, l’annientamento dell’artista a cui si vuol far sudare sangue”.
In questi trent’anni di reclusione a morire lentamente con lei è anche la sua creatività: si rifiuta di scolpire anche quando le forniscono il materiale, cercando di seppellire il suo passato professionale. Quando la sua salute migliora, i medici suggeriscono la dimissione ma si scontrano con una forte opposizione da parte della madre e del fratello, che inizia a diffondere la notizia della sua morte, invece che giustificare la sua scomparsa con la reale ragione.
Nelle lettere insieme allo straziante dolore si evince la lucidità con la quale comprende la sua situazione scrivendo alla cugina: “Lei che conosce il mio attaccamento alla mia arte non può immaginare quanto abbia dovuto soffrire nell'essere di colpo separata dal mio caro lavoro […].”
La riscoperta postuma e il ritorno alla luce
La seconda guerra mondiale, insieme all’ideologia del nazismo che infetta tutta l’Europa, reca danni inevitabili alle istituzioni psichiatriche, riducendo i rifornimenti e i fondi necessari. Claudel vive gli ultimi anni della sua vita in desolazione e privazione, morendo di denutrizione il 19 ottobre del 1943. Ai suoi funerali non si presenta nessuno e le sue spoglie vengono gettate in una fossa comune.
Claudel rimane nell’oblio totale finché, per caso, uno studioso di letteratura interessato ad approfondire la vita del fratello Paul scopre l’esistenza tragica e appassionata della sorella scultrice. Questo ha permesso a Claudel di ritrovare il suo posto nella storia e alle sue opere di tornare alla luce, restituendoci la sua sensibilità e il suo immenso talento per la scultura, una forma d’arte fisica e passionale, specchio perfetto della sua indole tormentata. Molte delle sue opere sono esposte nel Musée Rodin, creato per volontà di Auguste Rodin che ha lasciato in eredità allo stato tutte le sue sculture. Nel 2017, a Nogent, luogo in cui Claudel ha intrapreso i primi passi nel mondo dell’arte e incontrato il primo maestro Boucher, è stato creato un museo in suo onore, dove le sue opere possono continuare a vivere in memoria della sua vita.
b.b.



















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